martedì 21 marzo 2017

RECENSIONE | "La luce sugli oceani" di M.L. Stedman

Ciao a tutti lettori! Bentornati sul blog! Com'è andato il fine settimana? Il mio è stato piacevole, rilassante e all'insegna della lettura!
Oggi voglio tentarvi con la recensione di La luce sugli oceani di M.L. Stedman, romanzo che vegetava nel mio Kobo da qualche mese e che finalmente ho deciso di leggere, in modo da poter vedere il film dopo aver già "assaggiato" la storia. Purtroppo, non sono rimasta colpita come avrei voluto...


La luce sugli oceani
di M.L. Stedman
Ed: Garzanti - 366 pagine
Ebook: 5.99 euro - Copertina rigida: 8.42 euro

Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l'alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull'isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d'improvviso la quiete dell'alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l'oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d'attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell'ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro.
Deludente

La prima volta che ho visto questo titolo è stato su un canale youtube americano o canadese, che in realtà non seguo e che quindi non posso linkarvi: la ragazza ne parlò molto bene e, vista la bellissima copertina in lingua originale, pensai che potesse valere davvero la pena leggerlo. C'era qualcosa, però, che non mi convinceva fin dall'inizio: non avrei saputo dire cosa, ma c'era, così invece di comprarlo in cartaceo lo comprai in ebook e lo lasciai nel Kobo per qualcosa come mesi e mesi, fino a dimenticarmi di averlo in mio possesso. Poi, quando settimane fa cominciò a girare il trailer dell'omonimo film, pensai che forse era un segno: era giunto il momento. Mai decisione fu più sbagliata.

Se dicessi di odiare questo libro, mentirei. Io non odio La luce sugli oceani, penso che le basi fossero buone, ma ci sono state delle cose (troppe cose) che mi impediscono di amarlo. Vado a spiegarmi.

L'ambientazione è portentosa: non avevo mai, mai, mai letto nulla che si svolgesse in un faro (la mia amica Alessia, che ha la passione dei fari, mi ucciderebbe). Anche l'Australia è una zona del mondo di cui ho letto molto poco, tranne una biografia di Pamela Travers e qualche racconto. L'ambientazione è stata in assoluto la mia parte preferita del libro: le descrizioni di Janus Rock, degli insediamenti costieri, delle reminescenze di una Sidney che ormai non esiste, così peculiare nel suo essere diversa dalle città europee... Ho amato le descrizioni. Se la Stedman ha un talento, è quello del descrivere l'ambiente.

Anche gli approfondimenti sulle gioie e dolori dei guardiani dei fari mi sono piaciuti: come ho detto sopra, non sono molto ferrata in tema fari e mi piace sempre approfondire nuove cose, quindi le varie descrizioni della vita di un guardiano sono state particolarmente apprezzate. Tutta la scena in cui Tom spiega ad Isabel come funzionano e a cosa servono le varie parti del faro è stata molto bella.

Ora, a starmi a sentire vi chiederete: se mi è piaciuto tutto ciò, perché il libro mi ha delusa? Ah, non preoccupatevi, cari, che ve lo spiego subito.

I personaggi. Non ho apprezzato particolarmente nessuno di loro, con l'unica eccezione di Lucy, la bambina che Tom e Isabel trovano e salvano dalla morte nel primissimo capitolo del libro. Lucy si comporta nel modo in cui una bambina di tre anni, sballottata da una famiglia all'altra, si comporterebbe: non posso lamentarmi di lei. Ma di tutti gli altri posso eccome. Tom, il protagonista maschile della vicenda, l'ho trovato piuttosto piatto: l'abbiamo già visto il reduce, l'abbiamo già incontrato il personaggio dell'ex soldato a cui spetta l'ingrato compito di essere sopravvissuto. Esiste un'intera, vastissima letteratura su personaggi simili, perciò non mi ha detto nulla di nuovo, non mi ha trasmesso ciò che avrebbe voluto trasmettere. Perché è questo il punto: i personaggi di questo libro avevano la volontà e il ruolo di trasmettere determinati sentimenti, ma non ne sono stati capaci. Il grande dramma di La luce sugli oceani è, secondo me, il mancato raggiungimento dello scopo. Isabel, Hannah, Tom, tutti avrebbero avuto molto da dire, da comunicare, ma la Stedman non è stata in grado di dar loro la giusta voce. Isabel voleva essere la ragazza scanzonata e sempre positiva con un sogno, ma a me è sembrata un po' tocca. Hannah, con la quale fin dal primo momento ho simpatizzato, perché mettendomi nei suoi panni mi è venuto da vomitare al pensiero che un'altra donna possa crescere quella che è la mia bambina, alla fine non mi ha dato la rabbia che mi aspettavo: era arrabbiata, sì, era disperata, certo, ma non tanto quanto prometteva di essere.

L'argomento del romanzo è comunque suggestivo: la maternità, che al momento mi sembra ancora lontana, è la chiave di tutto. Su questo la Stedman è stata brava: ha scritto di un topic tra i più discussi dell'ultimo periodo, non poteva non avere successo. Forse sono un po' troppo quadrata, forse non essendo madre non avrei diritto di parola, ma fin dalle prime pagine ho cominciato a simpatizzare per la madre di Lucy. All'inizio il lettore non ha idea di chi sia questa donna, non sa nemmeno se è viva. Io, purtroppo, sapevo che era ancora in vita perché ho iniziato il libro dopo aver visto il trailer del film, ma comunque non potevo conoscerne il personaggio. Ciononostante ho odiato Isabel: il primo pensiero che ho avuto è stato "Giù le mani da quella bambina, che non è tua!". Un punto a favore, quindi, è la scelta del tema del libro: molto attuale, molto "vicino" a tante lettrici. Come si suol dire, come un piatto di tortellini per una bolognese (e se non si suol dire, lo dico io).

Nel complesso sono rimasta delusa. Il libro è salvabile per certi aspetti, ecco perché gli ho dato due cuoricini e non solo uno, ma volendolo giudicare nel suo insieme non lo rileggerò mai, né ho più alcuna intenzione di vedere il film. Peccato, perché c'erano tutte le possibilità perché fosse un romanzo meraviglioso, emozionante, di quelli che ti fanno cadere gli occhi a forza di leggere. Io mi rendo conto che questa è l'unpopular opinion più unpopular di sempre, ma che volete farci? Ho gusti strani.

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