venerdì 20 ottobre 2017

COVER REVEAL | "Fight for life" di Rosa Campanile


Titolo: Fight for life
Serie: Die Love Rise #2
Autrice: Rosa Campanile
Editore: Self-publishing
Genere: Romance Post-apocalittico
Euro: 1,99 (ebook)
Cover: Dedalo MADE

Data di uscita: 30 Ottobre 2017

Trama:
Intrappolata a Cincinnati con altri sopravvissuti, Natalia Landreaux è disposta a tutto pur di non morire divorata dagli infetti che hanno distrutto la civiltà, anche correre rischi indicibili per trasmettere un ultimo, disperato messaggio d'aiuto. In pericolo non c’è solo la sua vita, ma anche il prezioso lavoro del fratello Edoardo. La richiesta di soccorso giunge appena in tempo e mette in crisi il genio informatico Joe Collins. La vita di Joe insieme alla sua nuova famiglia nella Città Sicura di Leons Town è tranquilla, quasi perfetta, ma la missione di salvataggio che richiama in campo lui e Panzer dopo un lungo periodo di assenza, rischia di frantumare quel fragile equilibrio a cui tiene tanto. Eppure, nonostante le perplessità, Joe sa qual è la cosa giusta da fare. Mentre un nemico più pericoloso e scaltro che mai si prepara ad attaccare, ombre del passato minacciano di distruggere la normalità tanto inseguita da Joe e Natalia. Non sarà facile affatto facile far funzionare la loro strana relazione in un mondo invaso dagli zombie mutanti. Per riuscirci, dovranno solo ricordare che vale sempre la pena combattere per vivere e per amare.

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LA SERIE DIE LOVE RISE:

#1 Die Love Rise (autoconclusivo)
#1.5 Dare to love (novella spin-off)
#2 Fight for life (autoconclusivo)


L'AUTRICE
Rosa Campanile è una ragazza come tante. Ama follemente la sua famiglia e i suoi due gatti, adora la buona cucina e preparare dolci per le persone che ama. La sua grande passione è la lettura e nel 2014 ha fondato il lit-blog Briciole di Parole, dove parla dei molti libri letti e dei tanti altri che le allungano la wish list. Nel 2016 ha esordito come autrice self con il romance post-apocalittico Die Love Rise, a cui ha fatto seguito la novella Dare to love e il romanzo Fight for life. Senza fare rumore, invece, è il primo volume stand-alone della serie contemporary romance Sweet Surrender, di cui sono previsti altri due romanzi in arrivo per il 2018.



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mercoledì 18 ottobre 2017

RECENSIONE | "La mela e altri peccati poco originali" di Massimiliano Colucci

Buondì lettori! Bentornati sul blog! Oggi vi voglio proporre la mia recensione di La mela e altri peccati poco originali di Massimiliano Colucci, una delle ultime richieste dall'autore (per altre informazioni cliccate qui!). Cominciamo con qualche dato utile e poi passiamo alla recensione!

La mela e altri peccati poco originali
di Massimiliano Colucci
Ed: Il Poligrafo - 208 pagine
Brossura: 11.90 euro

Un giornalista dalla scrittura ben poco giornalistica; una famiglia dove ognuno accudisce il proprio segreto come se fosse un tesoro; un grande magazzino in cui si vende un unico prodotto, perturbante e rassicurante allo stesso tempo. E ancora: bambine divorate; medici alle prese con incomunicabilità intergenerazionale; immigrati lettori di Dumas... Sempre in bilico tra vita e letteratura, i racconti di Massimiliano Colucci mostrano un raro caso di telepatia: il pensiero dello scrittore si fa idea e l'idea si incarna in una lingua dallo stile talmente puntuale e coerente che si incide nell'immaginazione del lettore, tornando a essere pensiero attivo. I piccoli, banali, corrosivi peccati che ogni giorno sfuggono agli esseri umani, i peccati di tutti i giorni, che commettiamo senza farci caso, sono descritti in questo libro con uno spirito chirurgico ma non spietato, ironico ma non crudele, attraverso uno sguardo che ci abbraccia tutti, senza lasciar fuori nessuno.
Buono, non male

Intanto, io adoro i racconti. Più dei romanzi, sarò sincera. Trovo che per scrivere un buon racconto sia necessaria molta più abilità, perché nel breve spazio di 20, 30 pagine al massimo occorre condensare sensazioni, descrizioni, introspezione e azione senza lasciare nulla in sospeso e senza dare per scontata nemmeno la piccola cosa. I grandi autori si riconoscono dalla loro capacità di condensazione (qualsiasi riferimento al mio amatissimo Neil Gaiman è puramente casuale).

Con questa premessa posso dire che Massimiliano Colucci ha del talento: chiaro, non tutti i racconti sono costruiti bene allo stesso modo. Alcuni li ho amati particolarmente, su altri ci sarebbe da lavorare un po'. Naturalmente non parlo del mio gusto soggettivo riguardo le vicende, parlo da un punto di vista oggettivo di costruzione narratologica. Alcuni dei racconti sono chiaramente costruiti benissimo, contengono il necessario, né più né meno, ed è questo ad essere fondamentale nelle storie brevi. Altri, per un motivo o per un altro, sono meno precisi, ma direi che 13 ottimi racconti su 17 è una media di cui essere contenti!

Lo stile mi è piaciuto, ma devo fare una precisazione: è graffiante e delicato allo stesso tempo, un ottimo bilanciamento in modo che non risulti eccessivo né in un senso né in un altro, ma la scelta delle parole non è sempre adeguata. Io sono una fan dell'Accademia della Crusca, ma allo stesso tempo se sto leggendo un libro (tanto per fare un esempio) in treno dopo una giornata in università non ho sempre voglia di leggere parole come demiurgo. Certo, ci deve essere un lessico ricercato, non vogliamo (o almeno io non vorrei) un romanzo tipo After, ma non va bene esagerare nemmeno dall'altra parte. "Parla come mangi", come si suol dire: parla bene, parla con una grammatica corretta e con un lessico buono, ma allo stesso tempo non esagerare, è questo il consiglio che voglio sempre dare agli autori. Ciò detto, sono poi solo 208 pagine quindi uno sforzo lo possiamo fare anche noi lettori, no?

Allo stesso tempo, alcuni racconti affrontano tematiche molto difficili e il linguaggio di Colucci è risultato adeguato, abbastanza delicato per parlarne e sufficientemente fresco e onesto per non indorare la pillola, non so se mi spiego.

Interessanti le scelte dei diversi peccati affrontati nei racconti. Peccatoni e peccatucci commessi da gente comune: se da un lato l'insieme risulta meno fiabesco, dall'altro ci può dare la misura della vita quotidiana affrontata dai diversi personaggi, vita che non sempre può andare nella direzione che vorremmo e che prende pieghe inattese. Un'ottima scelta: già vista altrove, ma sempre attuale, sempre perfettamente godibile.

Tre virgolette su cinque per Colucci e la sua Mela: lo consiglio a un pubblico adulto, non per contenuti forti ma per il fatto che tali contenuti possono essere capiti e compresi solo da chi ha qualche anno in più!

lunedì 16 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Drax. La rinascita degli Haurrak" di Elvira Mastrangelo

Buongiorno lettori! Buon inizio della settimana! Come è andato il vostro week end? Il mio è stato all'insegna dello shopping e della tesi (ma mi meritavo ciò che ho comprato proprio perché sto facendo la tesi... vero? VERO??) ed oggi incominciamo una nuova settimana qui sul blog con la segnalazione di Drax. La rinascita degli Haurrak di Elvira Mastrangelo. Ecco qualche dato:

Drax. La rinascita degli Haurrak
di Elvira Mastrangelo
Ed: Inspired Digital Publishing - 522 pagine
Ebook: 1.99 euro

Gli Haurrak sono tornati, rinati da ciò che restava delle loro ceneri. Una razza potente e primitiva, selvaggia e indomabile, gli unici in grado di vivere in simbiosi con i maestosi draghi, perseguitati e sterminati nel corso della Grande Guerra.
Ora, sovrastano il cielo della città umana di Als, nel suo giorno più buio in cui è assediata ferocemente dall’immenso esercito dello Stregone, riuscendo a salvare gli abitanti da morte certa.
Desiderosi di ricostruire la loro stirpe gli Haurrak, fanno ritorno a Drax l’antica roccaforte dei draghi, ma l’inimicizia degli uomini schiavizzati in passato dalle razze magiche e l’ostilità dello Stregone li seguirà fin dentro le mura della loro città.
Tra vecchi amori, nuove consapevolezze, giochi di potere, lotte personali e desiderio di rivalsa, lo scontro è all’orizzonte e le diverse popolazioni iniziano a schierarsi influenzando drasticamente l’equilibrio del mondo. Nulla di ciò che è esistito esisterà ancora.

Elvira Mastrangelo nasce nel 1990 a Battipaglia, una città nella provincia di Salerno. Studia per conseguire una laurea in Filologia, Letterature e Storia dell'antichità, in seguito ad una maturità classica. Dopo un girovagare attraverso l'Italia e alcuni mesi a Londra, decide di tornare per provare a realizzare il sogno che l'accompagna sin da bambina, quando a soli 11 anni scriveva racconti e già adorava il genere fantasy e horror: diventare una scrittrice. Attualmente insegna italiano e latino, gestisce il blog LettereRumorose (e l'omonima pagina Facebook) e recentemente ha autopubblicato Di luce e di ombre. Da un sogno lungo e incredibile, duro lavoro e voglia di mettersi in gioco, nasce l'idea di Drax: La rinascita degli Haurrak.

venerdì 13 ottobre 2017

BLOGTOUR | RECENSIONE | "La colonna di fuoco" di Ken Follett


Buongiorno a tutti, lettori! Siamo ormai giunti alla fine di questo meraviglioso blogtour in collaborazione con Mondadori che ci ha riportati nella fosca Gran Bretagna di Ken Follett. Oggi, come vi avevamo anticipato nel post di presentazione, è la giornata dedicata alle recensioni! Ecco a voi la mia!

La colonna di fuoco
di Ken Follett
Ed: Mondadori - 912 pagine
Ebook16.99 euro - Copertina rigida: 22.95 euro

Gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l'Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso.
Molto bello!

Premessa doverosa: soddisfare le mie aspettative per questo volume era praticamente impossibile. Amo moltissimo il sedicesimo secolo (a proposito: avete visto il post di Libri al caffè sul contesto storico e il mio sul contesto sociale di quest'epoca?) e considerando la potenza narrativa dei precedenti romanzi mi aspettavo come minimo un capolavoro. Come minimo. Ciò detto, non è che sia rimasta completamente delusa, però... ci sono alcuni però. Vediamoli insieme.

Lo stile di Follett è come sempre molto buono. Un autore navigato come lui possiede per forza una marcia in più, un'abilità che gli deriva dall'esperienza, dalla moltitudine di parole e di espressioni che ha usato e rimescolato. Non ci si può aspettare nulla di meno da un autore che ha alle spalle una carriera tanto lunga e tanto acclamata.

Un'altra cosa che ho apprezzato moltissimo è la ricerca storica. Ricordo un'intervista a Follett, risalente ad almeno otto anni fa (andavo al liceo all'epoca) in cui lui disse di non voler più ambientare un romanzo nel medioevo, perché a differenza di epoche più recenti la difficoltà non solo nel reperire le fonti, ma nel gestirle, analizzarle ed elaborarle era tale che secondo Follett non ne valeva la pena. Sono una medievista, Ken, ti capisco bene: ecco perché sono estremamente contenta della ricerca che sta alla base di La colonna di fuoco, perché c'è un'assoluta perfezione nella gestione degli spazi sociali ed economici, privati e pubblici, politici e apolitici. Un lavoro simile può essere svolto solo da chi, più che un romanziere, è uno storico nato.

Meno piacevoli sono stati i personaggi: l'unico che ho davvero, davvero apprezzato è stato William Cecil, gestito ottimamente e nel pieno rispetto delle fonti storiografiche che lo riguardano. Gli altri, mi dispiace dirlo, mi sono parsi quasi tutti vagamente insipidi. Troviamo le stesse immagini narrative, gli stessi espedienti e le medesime situazioni che hanno animato i primi due libri. I personaggi non sono nuovi, pur muovendosi in un contesto diverso sono spinti dalle stesse problematiche dei precedenti protagonisti. In questo ho notato una caduta. Tanto i personaggi inventati quanto quelli storicamente esistiti mi sono sembrati solo piacevoli, il che non è un complimento: "piacevole" non è sufficiente, non in un autore come Follett. Se si fosse trattato di un esordiente avrei usato un metro di giudizio differente, ma questo è un autore che ha creato decine e decine di personaggi dai tratti molto forti, personaggi con i quali i lettori possono provare la giusta empatia. Occorre che tra lettore e protagonisti si crei una connessione: in La colonna di fuoco io non ho avvertito una connessione con nessuno.

Il problema supremo di Ken Follett è che ci ha dato standard altissimi da aspettarci. Non parlo solo dei precedenti capitoli della serie, ma anche della trilogia Century, di quella meraviglia che è Le gazze ladre e di innumerevoli altri testi che non stiamo a elencare. Chiaramente, il lettore reduce da Il giorni dell'eternità si aspetta una sorta di opera somma, considerando che tra il secondo capitolo e questo sono trascorsi 10 anni tondi. Perciò è probabilmente inevitabile restare delusi, anche solo in parte, perché siamo così abituati ad avere il suo 100% che quando riceviamo solo l'85% non siamo soddisfatti.

Ciò detto, non è un romanzo noioso, anzi: Follett recupera quei temi in cui è particolarmente forte, come lo spionaggio e la capacità di giostrarsi tra situazioni, eventi e personaggi completamente differenti. Nonostante sia un tomo di quasi mille pagine lo si divora volentieri in pochi giorni, è un'ottima lettura per trascorrere il tempo libero sentendosi inseriti in un tempo e in uno spazio che non sono nostri.

Nell'insieme, quindi, non posso dare il massimo del punteggio a questo volume. Un'ottima lettura, consigliatissima agli amanti del periodo che desiderino un romanzo storico ben studiato nelle sue basi, ma che presenta pecche di una certa importanza considerando il livello avanzato dell'autore. Quattro punti su cinque sono comunque il mio voto!


Non dimenticate di leggere le altre recensioni!
Potete trovarle su:

mercoledì 11 ottobre 2017

RECENSIONE | "Qualcuno come te" di Angela Di Maio

Buongiorno a tutti, lettori! Oggi accolgo la tanto agognata metà della settimana con una recensione richiesta dall'autore (colgo l'occasione per ricordare a tutti che sarà una delle ultime fatte su richiesta, qui trovate tutte le informazioni che vi servono a riguardo). Per correttezza, però, sto terminando di leggere quei romanzi di cui invece avevo assicurato una recensione ed oggi tocca a Qualcuno come te, di Angela Di Maio.

Qualcuno come te
di Angela Di Maio
Ed: Autopublishing - 70 pagine
Ebook: 0.99 euro

La storia di un incontro casuale, un colpo di fulmine tra una donna e un uomo dalla vita e dal carattere diversissimi, entrambi accomunati dal timore di vivere i sentimenti fino in fondo. Leah e Nathan vivono ognuno in un proprio mondo fatto di regole intransigenti a cui obbediscono per non rischiare di mostrarsi nella propria interezza di persone desiderose di amare e essere amati.
La passione e l'amore l'uno per l'altra, raccontata da entrambi, secondo il proprio punto di vista, in un canto a due voci, li travolgerà abbattendo ogni limite autoimposto.
Reagiranno in modo diverso, sconvolgendo se stessi per primi, scoprendo però che di fronte a un sentimento tanto profondamente intenso non esistono fughe né compromessi.

Molto bello!

Spesso comincio una recensione parlando della copertina. La copertina è il vestito del libro: non manderei mai un attore a ritirare un Olivier Award vestito a caso, giusto? Lo stesso vale per i libri. La copertina di Qualcuno come te, per i miei gusti personali, ha fatto centro. Sufficientemente tumblr per soddisfare la mia richiesta di immagini-nutrimento, abbastanza realistica e graffiante da finire accanto a Nick Flynn sullo scaffale virtuale. Ottimo!

Passando al testo vero e proprio, partiamo da qualcosa che salta subito all'occhio: si tratta di un testo breve, appena 70 pagine, ma che in questo breve lasso di caratteri consente un buono sviluppo della trama. Certo che da un testo breve non ci si può aspettare uno svisceramento completo di tutte le meccaniche che muovono i personaggi: volendola leggere come un racconto, più che come un romanzo, le informazioni che ci vengono fornite sono più che sufficienti. Viceversa, se lo volessimo prendere come un romanzo, occorrerebbe scendere maggiormente nei dettagli. Io sono un'amante dei racconti, perciò ho apprezzato molto questa scelta.

Lo stile è buono. Sufficientemente ricercato, senza che diventi un fardello per il lettore. Si lascia capire bene e non annoia, pur accontentando i puntigliosi come me con termini adeguati, poco scontati e utilizzati nel modo corretto.

Piccolo appunto: non ho amato i personaggi, trovo che avrebbero potuto essere gestiti meglio. Non è una questione di lunghezza della storia, ci sono autori che in racconti di cinque pagine riescono a delineare i personaggi come Manzoni nel suo noto tomone enciclopedico. Nel caso di Qualcuno come te purtroppo non ho colto questa qualità, tanto Leah quanto Nathan mi sono parsi appena accennati, come "in bianco e nero" diciamo, non ancora colorati. Non ho avvertito connessioni né emozioni di alcun genere a riguardo (nemmeno negative) e di questo sono dispiaciuta, perché mi impedisce di dare un punteggio pieno a testo della Di Maio.

Ciò che invece mi è piaciuto molto è stata la presentazione della rapidità con cui questo rapporto si è sviluppato. Di rado io leggo romance, ma quando capita una delle cose che meno apprezzo è la lentezza con cui l'amore si sviluppa: giochi di sguardi e inseguimenti psichici che vanno avanti per settimane, struggenti momenti di imbarazzo... Certo, anche in Qualcuno come te c'è parecchio pepe, come è giusto che sia, ma Leah e Nathan non imppiegano molto ad avviare il loro rapporto segreto. L'ho trovato realistico, molto più di altre tattiche narrative.

Nel suo complesso, voglio dare a Qualcuno come te quattro punti su cinque!

martedì 10 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Andare avanti" di Christian Cappello

Buongiorno lettori! Oggi sono da voi per la segnalazione di un romanzo speciale: Andare avanti di Christian Cappello, che non è soltanto un romanzo: è una storia vera che racconta di una avventura dolorosamente reale. Ecco qui qualche dato:

Andare avanti
di Christian Cappello
Ed: Mondadori - 142 pagine
Ebook9.99 euro - Brossura: 17 euro

«A un certo punto Marta mi prese la mano e mi confessò: "Nulla mi fa più felice che aiutare il prossimo, Christian. Credo che sia doveroso far qualcosa in più per sostenere chi ha bisogno. Mi sta girando nella testa un'idea: un viaggio itinerante in Italia per raccogliere fondi per la ricerca sulle malattie rare. Sarebbe anche un modo per farle conoscere alla gente". La sua mano mi trasmetteva un'incredibile energia, i suoi occhi erano colmi d'amore, l'amore per il prossimo.» Christian Cappello e Marta Lazzarin sono una giovane coppia all'apice della felicità: insieme hanno girato il mondo, insieme hanno creato un coinvolgente lavoro nella new economy e costruito la loro casa. E ora aspettano il loro primogenito di cui hanno già deciso il nome: Leonardo. Tutto procede per il meglio, ma all'improvviso Marta muore in modo fulminante. E con lei se ne va anche il bambino che porta in grembo. Dopo settimane di sorda disperazione, Christian si ritrova a camminare lungo un sentiero, come in trance, per diverse ore. Quando rientra in sè, sente di essere preda di un'insolita euforia fisica e di una nuova consapevolezza: il progetto che Marta gli aveva accennato a Natale - aiutare le persone colpite dalle malattie rare - sarà anche quello della sua rinascita.
Christian fonda quindi la onlus Marta4kids e si mette in cammino. Impiegherà quasi un anno per visitare di persona i ventisette centri di ricerca sulla fibrosi cistica sparsi in tutto il territorio italiano. Camminerà a costo zero, raccogliendo soldi per la onlus e ospitalità per sè. Incontrerà migliaia di persone, malati di ogni tipo, familiari, medici, giornalisti, sindaci e semplici curiosi. A tutti racconterà che il senso della vita, anche quando è la vita stessa ad apparire ingrata e ingiusta, è l'amore per gli altri: l'ultima, semplice lezione di Marta.
Questo libro è il diario di una avventura vera, partita da Bassano il 2 aprile 2016 e continuata per oltre quattromila chilometri di eccezionale solidarietà.

Christian Cappello (Bassano, 1977) è un celebre blogger di viaggi. È il fondatore di blogdiviaggi.com. Se siete interessati a ulteriori informazioni riguardo Marta4kids potete visitare il blog di Christian e la pagina Facebook della ONLUS.

lunedì 9 ottobre 2017

BLOGTOUR | "La colonna di fuoco" di Ken Follett - Panoramica sociale

Buongiorno, lettori! Oggi è il mio turno di partecipare a un evento davvero speciale: il blogtour dedicato a La colonna di fuoco di Ken Follett, organizzato in collaborazione con Mondadori. Nelle puntate precedenti (che troverete riassunte più in basso nell'elenco delle tappe) le mie colleghe hanno parlato dei personaggi e del contesto storico in cui si muove la vicenda. Oggi qui su Reading in the T.A.R.D.I.S. parliamo invece del contesto sociale!

COSA VUOL DIRE VIVERE NEL PERIODO DELLA RIFORMA?
Essere uomini e donne in età adulta al tempo della grande riforma che sconvolge l'europa nel XVI significa vivere un periodo di incertezza religiosa, ma anche politica.
In un contesto europeo in cui i sovrani devono ancora cercare una giustificazione divina alla propria pretesa di potere, coloro che non sono considerati degni dai propri sottoposti sono anche quei re e regine più facilmente spodestabili. Anche se è ormai superata da tempo la dicotomia impero/papato, pur non potendo più parlare di lotta per le investiture da ormai tre secoli, la questione religiosa è ancora alla base della legittimazione del potere. Ne abbiamo un esempio lampante con Enrico IV di Francia, che pur di ottenere il potere in modo legittimo (e dunque definitivo) sceglie di abiurare il proprio credo calvinista in favore di una conversione al cattolicesimo. Non sappiamo se abbia davvero pronunciato la famosissima frase "Parigi val bene una messa", ma il significato è chiaro: pur di ottenere Parigi e con essa la Francia, chiunque si sarebbe trasformato in un fervente devoto.

Da un punto di vista strettamente personale, la fede delle persone sta attraversando una crisi profonda che trova le sue radici ben prima dell'affissione delle famose 95 tesi luterane. Dobbiamo tornare indietro di almeno quattro secoli per trovare l'origine di questa incertezza religiosa. Nel pieno medioevo, infatti, le richieste di rinnovamento clericale da parte della comunità cristiana europea si fanno così pressanti che sorgono in modo spontaneo movimento religiosi dal profondo messaggio evangelico: i Catari, i Patarini, i Flagellanti e i Bianchi sono solo alcuni esempi; tra gli altri, Francesco d'Assisi comincia la sua predicazione proprio per tentare di dare una risposta alle urgenti richieste di innovazione evangelica della Chiesa di Roma.

Questo, tuttavia, non basta: i diversi Papi che si susseguono reagiscono in modo diverso alla nascita di questi gruppi religiosi: alcuni, come i Catari, vengono accusati di eresia e contro di loro viene organizzata una vera crociata che ha tutto di politico e nulla di religioso; ci sono i seguaci di Pietro di Bruis, talmente distanti dalle ormai assodate regole ecclesiastiche che il loro leader viene bruciato sul rogo; altri, come i Flagellanti, sono un movimento destinato ad esaurirsi da solo; altri ancora, come gli ordini mendicanti nati a seguito delle predicazioni di Francesco d'Assisi, vengono ammessi all'interno del sistema ecclesiastico dopo essersi dotati di una regola approvata dalla curia (oltre i Francescani ricordiamo i Domenicani, gli Agostiniani, i Carmelitani e i Serviti).

Infine, nel 1274 la bolla papale Religionum diversitatem nimiam chiude temporaneamente la questione, cercando di dare un senso alle diverse esperienze pauperistiche.

Vivere dunque in secoli simili significa anche attraversare un momento di grandissima incertezza religiosa ed escatologica, senza contare le problematiche politiche che questo comporta: guerre civili ed emarginazione, inaccettabili differenze sul piano giuridico, paletti posti al matrimonio, all'avanzata di carriera, alla possibilità di accedere a cariche pubbliche. Far parte della religione sbagliata crea un clima di insicurezza e pericolo costanti, che tuttavia possono mutare da un giorno all'altro sulla base delle decisioni prese dall'alto.

E LE DONNE?
Dal momento che la storia di genere è una delle branche che preferisco, ho deciso di dedicare alle donne in epoca della riforma un approfondimento più ampio. Cosa vuol dire essere una donna ora?

Al contrario di quanto si potrtebbe pensare, la figura della donna non rimane ai margini dell'azione riformatrice: il genere femminile è anzi profondamente coinvolto. Tuttavia, mentre gli uomini agiscono come gruppo sociale compatto, come "popolo" riconosciuto dalle autorità, le donne non costituiscono un comparto sociale a sé (con l'unica eccezione delle monache, riunite nei vari ordini). La loro partecipazione, dunque, non è collettiva, bensì individuale.

In area britannica (che è poi quella che interessa il nostro blogtour) il coinvolgimento femminile attraversa tutte le classi sociali: le donne dell'élite svolgono attività utili a tutta la comunità, come la stesura e/o traduzione di testi religiosi, l'attività di patronage, ossia di protezione nei confronti di quelle categorie dei pauperes, ossia i poveri, gli orfani, gli ammalati.

Tanto i protestanti quanto i cattolici propongono un modello femminile risalente all'XI secolo (quando con la riscoperta del diritto romano e degli scritti aristotelici il genere femminile viene retrocesso ad una posizione subordinata, cosa che invece non avviene affatto nei primi secoli del medioevo). Tale modello prevede che la donna sia casta, silenziosa e obbediente, deve essere devota senza ostentare la propria fede, dedicandosi alla preghiera, alla casa e ai figli. Per le donne protestanti, inoltre, l'esortazione al matrimonio assume un ruolo preponderante in quanto per molte delle dottrine non cattoliche è solo attraverso il matrimonio che uomini e donne compiono la volontà di Dio. Le donne non sposate sono guardate con sospetto, qualsiasi sia la loro classe sociale. La donna sposata, invece, soprattutto se moglie del pastore, ricopre un ruolo sociale preminente: non dimentichiamoci di Caterina di Bora, la moglie di Lutero stesso, e del suo ruolo protagonista negli eventi della riforma.

Per la prima volta avviene una definizione del rito del matrimonio. Nei secoli precedenti, il matrimonio non solo non era materia strettamente ecclesiastica, ma era considerato un semplice concordato giuridico, un contratto tra le famiglie degli sposi che si concludeva attraverso versamenti di denaro svolti in tempi diversi (spesso molto lunghi) l'ultimo dei quali era il morgengabe, il dono del mattino, fatto dallo sposo alla sposa il mattino dopo la prima notte di nozze. Era, di fatto, un contratto economico e giuridico. Ora, a causa della nuova rilevanza religiosa data al matrimonio da queste nuove dottrine, il rito matrimoniale viene definito attraverso manuali e regole ben precise. L'idealizzazione del matrimonio e la contemporanea subordinazione della donna nella vita quotidiana sono i tratti chiave della vita delle donne nel periodo della riforma, insieme ai valori di carità, ospitalità, devozione.

Nel mondo protestante inglese nello specifico, viene sottolineato il valore quasi missionario della moglie all'interno delle mura domestiche, la casa diventa un "seminario della Chiesa" in cui la donna guida la preghiera di servi e figli.

Diversa è l'area cattolica: nei paesi che seguono la Chiesa di Roma il valore principale è ancora quello della castità, per cui la scelta monacale per le donne cattoliche è ancora aperta e guardata con ammirazione, all'opposto dell'area protestante. Naturalmente non dobbiamo pensare che questo sia dovuto ad una maggiore apertura mentale dei cattolici, anzi: è più probabile che fosse un semplice desiderio di controllo delle donne non sposate, inserite all'interno di un'istituzione riconosciuta e dunque controllabile dalla curia. Ne è un esempio l'ordine delle Orsoline, che in un primo momento si spostano e predicano al pari di colleghi monaci di sesso maschile, ma che dal 1612 sono costrette a vivere all'interno di conventi chiusi.

Al di fuori della famiglia o del monastero, la donna diventa pericolosa per l'ordine sociale.

Nei differenti ceti, naturalmente, si aprono spazi di autonomia più o meno ampia: nell'ambiente di corte cinquecentesco viene proposto un modello di donna più o meno autonomo, una donna che deve essere colta, con una mente brillante che favorisca la conversazione anche su temi che non concernono propriamente il genere femminile (gli esempi più ovvi sono Caterina de Medici, Isabella di Castiglia, Elisabetta d'Inghilterra), anche se, di contro, si assiste a una progressiva esclusione nel sistema ereditario e successorio sconosciuta ai secoli precedenti; nei ceti mercantili, dove il rapporto tra impresa economica e gestione familiare è stretto, la donna che segue e sostiene il lavoro del proprio marito gode di particolare rispettabilità e, in caso di vedovanza, se perpetua il lavoro del defunto ottiene perfino l'accesso alle corporazioni in sua vece, e anche se non può condurre una strategia lavorativa propria ha comunque spazi di autonomia (naturalmente dipende anche dal carattere del marito: in questo caso sono le fonti private a costituire la base per conoscere tali argomenti).

IN CONCLUSIONE
Per concludere questo rapido e non abbastanza approfondito quadro sociale, il perido della riforma e i secoli immediatamente precedenti e successivi sono momenti di grandi cambiamenti, a volte di lungo periodo e a volte troppo repentini perché le persone riescano ad adeguarsi in modo indolore. Ne è un esempio la questione matrimoniale: i legami di concubinato precedentemente riconosciuti dalla società sono ora considerati invalidi, mentre legami matrimoniali contratti legalmente vengono portati in tribunale quando uno dei coniugi (o entrambi di comune accordo) cercano di approfittare del fatto che il rito è cambiato per sciogliere la loro unione. Le fonti giudiziarie del periodo sono piene di esempi. Le donne sono ora consapevoli della loro posizione giuridica e, pur avendo minore autonomia rispetto ai mariti, riescono comunque ad avvalersi dei propri diritti per questioni dotali, di custodia dei figli, di gestione della proprietà... temi estremamente moderni. Il matrimonio e la famiglia sono la base della società post-tridentina.

BIBLIOGRAFIA
  • C. Pancino, La natura dei bambini, Bononia University Press, Bologna 2015
  • C. Pancino, Storia sociale. Metodi esempi strumenti, Marsilio, Venezia 2003
  • D. Lombardi, Storia del matrimonio dal medioevo ad oggi, Il Mulino, Bologna 2008
  • G.P. Romagnani, La società di antico regime (XVI-XVIII secolo), temi e problemi storiografici, Carocci Editore, Roma 2010
  • R.H. Bainton, The Reformation of the Sixteenth Century, The Beacon Press, Boston 1952
  • C. Azzarra e A.M. Rapetti, La chiesa nel medioevo, Il Mulino, Bologna 2010


IL BLOGTOUR


Andate a vedere tutte le tappe! Le trovate su:

Noi ci rivediamo tutti insieme il 13 ottobre per una giornata di recensioni!

domenica 8 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Racconta dall'inizio" di Luca Mastroccola

Buondì lettori! Ritorno alla carica con una nuova segnalazione: Racconta dall'inizio di Luca Mastroccola. Eccovi i dati che vi servono per saperne di più:


Racconta dall'inizio
di Luca Mastroccola
Ed: Artemia - 180 pagine
Brossura: 15 euro

Non so nemmeno se mi sento più maturo dopo tutte queste belle esperienze formative. A dire il vero però mi sento un po’ come un bicchiere di plastica che, all’inizio, è così instabile che potrebbe volare dappertutto e lo stesso quando inizi a versarci dentro dell’acqua e potrebbe rovesciarsi. Ma quando ormai inizia a riempirsi e, anche barcollando, non è caduto nei primi istanti allora diventa più stabile e non c’è verso che cada, se non lo spingi tu. Sperando che non mi spinga nessuno mi verso una birra al tavolino di un bar della stazione perché oggi non ho nulla da fare e allora sono venuto a vedere le persone che corrono verso i treni.
Luca Mastrocola è nato a Bologna nel 1990, ma vive in Abruzzo fin dalla tenera età. Da sempre appassionato di letteratura e scrittura, si è laureato in Lettere nel 2015. Ha pubblicato diversi racconti e Racconta dall'inizio è la sua prima opera, pubblicata nel 2016.

venerdì 6 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Come un'aquila e un delfino" di Claudia Esposito

Buongiorno lettori! Oggi torniamo sul blog con una segnalazione: Come un'aquila e un delfino di Claudia Esposito! Ecco qualche dato:

 
Come un'aquila e un delfino
di Claudia Esposito
Ed: Selfpublishing - 255 pagine
Brossura10.49 euro - Ebook: 2.99 euro
 
Arianna e Colin hanno due passioni in comune: l'alchimia fisica e mentale che provano l'uno per l'altra e il sogno di diventare medici, solo che uno è guidato dall'ambizione, l'altra dal solo amore per quel lavoro. L'attrazione si combinerà ben presto con un amore smisurato che li spingerà sempre l'uno verso l'altra. Il diverso modo di concepire il loro lavoro, invece, li porterà a separarsi e a rincontrarsi più volte nel corso della loro vita, in un processo che sembra non avere fine. Sullo sfondo di tre diversi continenti è narrata una storia d'amore che vuole resistere al tempo e alle distanze.
Claudia Esposito nasce a Milano nel 1988, ma si trasferisce a Napoli pochi anni dopo. Conseguita la
laurea in Lettere, intraprende la carriera da insegnante.
 

giovedì 5 ottobre 2017

Spotlight on... #4 - Guido Catalano


Rubrica a cadenza casuale inventata da me in cui propongo
un autore su cui fare un breve focus.

Lettori! Oggi finalmente ritorna sul blog una nuova puntata di Spotlight on..., una delle mie rubriche preferite qui su Reading in the T.A.R.D.I.S.! Oggi parliamo di un autore che ho scoperto un annetto fa per caso e che non ho più abbandonato: Guido Catalano.


Ho conosciuto Catalano e le sue poesie per puro caso: una mia amica mi chiese di accompagnarla a un suo reading ed io accettai senza troppe domande, perché non ero mai stata a un reading di poesie e poteva essere un modo un po' diverso di passare il giovedì sera. "Amore a prima vista" è un parolone che descrive molto bene il mio stato d'animo dopo i primi versi che lesse ad alta voce.

Guido Catalano nasce a Torino nel 1971 e vive ancora lì - non a caso proprio a Torino è dedicata la sua bellissima A Torino non si scherza un cazzo, che trovate qui. Si afferma partendo dal basso e, considerando quanta poca poesia si legga in Italia, ha raggiunto ottimi risultati con i suoi libri. Secondo alcuni critici non lo si dovrebbe considerare un vero poeta, anzi, il mio professore di letteratura italiana in università una volta lo ha definito "tutto meno che un poeta, un po' come i blogger non sono veri giornalisti": io non sono un critico né un prof, quindi chissenefrega che a me piace lo stesso.
Ciò che amo di più di Catalano è la sua capacità di parlare di cose molto vere in tono canzonatorio e al contempo molto serio. So che sembra una contraddizione in termini, ma non è così: Catalano è in grado di far riflettere ridendo, di far divertire con un senso di amaro in bocca - spesso, di far divertire e basta. Ricordo di essere andata a un reading delle sue poesie con il mio compagno, che pur essendo un grande lettore non è un amante della poesia, e all'uscita il suo commento fu "Fichissimo! E io che credevo fosse una cosa tipo Montale". Senza nulla togliere a Montale, Catalano è molto più fresco: è moderno, tratta temi canonici come l'amore, l'amicizia, perfino la religione, ma lo fa in modo vivace e nuovo, uno stile che personalmente apprezzo moltissimo.
 (tra l'altro, in questa foto non assomiglia tantissimo a Mark Hamill?
O forse sono solo i miei occhiali che non funzionano)

Un aspetto della sua poetica che apprezzo è il realismo. A tutti piacerebbe che l'amore fosse quello decantato da Keats in Bright Star o in La belle dame sans merci: un amore dal sapore dolcissimo e cavalleresco, ma molto, molto inverosimile. Catalano descrive un amore molto più vero, fatto di quotidianità che per forza di cose trasforma la passione in affinità, senza che una cosa escluda l'altra. Per questo mi piace Catalano, perché una volta letto il verso finale penso sempre "mannaggia quanto è vero!". L'esempio migliore credo che sia Non sono geloso: io posso affermare di non essere affatto una donna gelosa (altrimenti chi se li faceva quasi 5 anni di relazione a distanza?) ma trovo che i versi di questa poesia rispecchino parecchie situazioni della mia vita passata. Se ai tempi del liceo, quando non ero né carne né pesce e portavo l'apparecchio, avessi deciso di tatuarmi in faccia una poesia, sarebbe stata questa.

Un elemento molto apprezzabile della sua poetica è il fatto che utilizzi i versi liberi. Non solo sono molto più fluidi e meno ancorati a tradizioni poetiche ormai passate, che difficilmente rispondono alle richieste del lettore di oggi, ma sono anche molto flessibili e adattissime alla lettura ad alta voce. Non si può dire di conoscere Catalano se non lo si è sentito leggere ad alta voce almeno una volta. Lui trasforma i suoi reading in spettacoli di cabaret, ricorda a tratti i grandi della stand up comedy americana: anche la poesia più seria e crepuscolare diventerebbe divertente (Pascoli levate). Le sue, che sono ironiche anche lette in silenzio, sul foglio di carta stampata, sembrano quasi prendere vita.

Naturalmente non ha scritto solo poesie: D'amore si muore ma io no è un romanzo in prosa che rispetta perfettamente le regole della commedia romantica post-anni 2000 e che al contempo rivisita tali regole, ricordando a tratti alcuni film di Woody Allen e mantenendosi sempre su quella linea ben definita che è la verosimiglianza. Le (dis)avventure amorose del protagonista Giacomo sono quelle del maschio beta letterario: Giacomo è intelligente, ma è anche buffo, un po' impacciato, vagamente disilluso ma pronto a illudersi di nuovo.

Ad oggi Catalano ha pubblicato otto volumi, eccoli qua:

mercoledì 4 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Ti ho sognata... e ne è valsa la pena. Memorie di un sogno ricordo non vissuto" di Clelia Tenco

Buongiorno lettori! Oggi vi voglio segnalare un volume uscito da un po' di tempo, ma al quale mi piacerebbe dedicare un po' di spazio: Ti ho sognata... e ne è valsa la pena è un viaggio introspettivo scritto sotto lo pseudonimo di Clelia Tenco. Eccovi i dati e le informazioni su dove trovarlo!


Ti ho sognata... e ne è valsa la pena. Memorie di un sogno ricordo non vissuto
di Clelia Tenco
Ed: Selfpublishing - 28 pagine
Brossura10.50 euro - Ebook: 3.99 euro

Un viaggio continuo, perché "Non può piovere per sempre". 5 gennaio 1992. Corinne si riprenderà per davvero? CL riuscirà a trovare la sua strada e capire il perché di quel sogno con annesse conseguenze? Se le coincidenze non esistono di che sostanza è fatta la casualità? In che modi distinguerle ed affrontare le sfide della vita è la trama e la stesura di una vita complessa, spigolosa, tonda, rettangolare, ossia composita. Un lungo cammino ancora incompiuto che prenderà forma con la maturazione del buon vino.



L'AUTRICE SPECIFICA CHE IL FORMATO EBOOK NON RISULTA UTILIZZABILE SU TUTTI I DISPOSITIVI

domenica 1 ottobre 2017

BOOKISH CHAT | Perché non accetto più gli emergenti

Buongiorno lettori! Oggi, primo giorno del mese, voglio cominciare con una Bookish Chat il cui argomento mi perseguita da alcune settimane. Si tratta di una decisione spinosa, ma che una volta presa mi ha fatta sentire molto più leggera.

Ho deciso di non accettare più romanzi
da autori emergenti e/o autopubblicati.

Cosa significa questo? Essenzialmente tre cose:
  1. se siete autori emergenti e vi siete autopubblicati, NON recensirò i vostri romanzi
  2. se siete autori emergenti e avete un agente letterario/una casa editrice, chiedete per favore a loro di inviarmi i vostri romanzi da recensire
  3. se siete una casa editrice o un agente e volete inviarmi un romanzo, lo accetterò e farò volentieri una recensione
Naturalmente le segnalazioni continuerò a pubblicarle volentieri, anzi, mi fa molto piacere farlo e aiutarvi nel vostro percorso letterario. Tuttavia le recensioni sono un altro paio di maniche e adesso vi spiego perché.

Mi è capitato troppe volte di leggere un romanzo inedito, recensirlo e ricevere degli insulti perché la recensione non è stata di gradimento dell'autore (eppure l'ho sempre specificato bene che le mie recensioni sono sempre oneste). A chiunque provoca un certo malcontento aprire la casella di posta e trovarci dentro una barca di insulti, ma pensate un po' cosa posso provare io che lo faccio gratis. Di fatto io consumo il mio tempo libero, che potrei impiegare in qualsiasi altra attività, per leggere un romanzo che spesso e volentieri non è nemmeno del mio genere preferito, per riflettere sui vari aspetti che lo caratterizzano, per scrivere la recensione usando le parole giuste... e in cambio ricevo spesso insulti (di solito inviati per email, nemmeno come commento pubblico, il che a casa mia si chiama coda di paglia).

Io sono una lettrice per passione, non per mestiere. Non vengo pagata da nessuno per questa attività. Il mio blog è frutto del mio lavoro, per il quale ho speso tempo, energie e sì, anche qualche soldo. In cambio ho ricevuto spesso mancanze di rispetto. Fidatevi se vi dico che sono una persona di natura paziente: eppure, collaborando con certi soggetti, ho esaurito anche io la mia scorta di tranquillità.

So che questo va a discapito di autori che sono persone favolose: ho incontrato alcuni scrittori e scrittrici di grande talento e soprattutto di grande intelligenza, capaci di accettare le critiche come costruttive, in grado di capire che le mie intenzioni non sono certo quelle di demolire il loro lavoro, ma di aiutarli a migliorarsi. A queste persone io voglio dire grazie e mi scuso se questo può significare la fine delle nostre collaborazioni. Come ho scritto sopra, se il vostro agente letterario o la vostra casa editrice sono disposti a fare da intermediario, accetto volentieri un romanzo inviato attraverso di loro, ma non voglio più parlare direttamente con gli autori se non per le semplici segnalazioni.

Da oggi 01/10/2017 non accetterò ulteriori richieste di recensioni da parte degli autori. Esaurirò le richieste già attive, per le quali ho già preso accordi a cui non ho intenzione di venir meno per correttezza, ma le email che mi arriveranno dalle 10:01 di stamattina riceveranno come risposta il link a questo post.

sabato 30 settembre 2017

Insta Glam #1 - Settembre 2017

Rubrica mensile inventata da me in cui vi propongo 3 account
 Instagram da seguire assolutamente.
 
Buongiorno lettori! Oggi diamo l'avvio ad una nuova rubrica mensile che vi avevo già anticipato: Insta Glam, ovvero la segnalazione di 3 account Instagram, due a tema libroso e uno che tratta di un altro argomento. Cominciamo subito!

Giusy è bellissima e intelligente, ha gusti letterari ricercati e, dato che Instagram si basa soprattutto sulle immagini, come non parlare delle splendide fotografie che scatta ai libri?
 

Il suo profilo è una meraviglia: oltre alla sua grande allegria, Desirée infonde nelle sue foto vivacità, luce e colore! Una ventata di benessere!
 
 
L'account di Rita non è legato ai libri: mi piace pensare che sia legato alla positività e alla semplicità. Rita aiuta i piccoli brand a trovare il giusto modo di raccontarsi su Instagram e le sue foto irradiano un grande amore per la natura, per la casa e per la famiglia!
 

giovedì 28 settembre 2017

RECENSIONE | "L'ultimo fiore che ho in me" di Alexandre Zappalà

Buongiorno amici! Oggi vi importuno con un'altra recensione: L'ultimo fiore che ho in me di Alexandre Zappalà, propostomi dall'autore in accordo con la casa editrice Epsil.

Tra l'altro, prima di cominciare: ho notato che quando un libro mi piace la recensione risulta molto più breve del previsto, perciò vuol dire che questo romanzo mi è piaciuto moltissimo! In questo caso, cheers to that e buona lettura, no?
Prima di cominciare con la recensione, comunque, vi lascio come al solito alcuni dati generali riguardo il romanzo:



L'ultimo fiore che ho in me
di Alexandre Zappalà
Ed: Edizioni Epsil - 294 pagine
Ebook3.99 euro - Brossura: 12.75 euro

Mark ed Elisabeth, giovani e innamorati, vivono una vita piena di gioia e complicità. Poi, d'improvviso, l'incidente. La morte che incombe. Ed un destino beffardo che sembra dare una seconda possibilità per salvare il partner... ma con un enorme prezzo da pagare. Se potessi salvare l'amore della tua vita, lo faresti? Fin dove ti spingeresti? Qual è il limite?

Molto bello!

I due protagonisti sono due giovani innamorati che vivono a Parigi e hanno in cantiere una serie di progetti per il loro futuro comune. Fin qui tutto bene: la storia inizia in modo pulito, proprio come piace a me, niente triangoli amorosi, niente relazioni proibite. MA. Ovviamente il turning point ci deve essere e non ci si impiega neanche troppo per arrivarci. Naturalmente non vi svelo nulla, cerco sempre di fare recensioni spoiler free, sappiate solo che come è giusto che sia la storia deve subire uno scossone.

Allo stesso tempo ci viene presentata la storia di moscovita che a sua volta deve fare i conti con la propria vita e con un passato drammatico, che tuttavia torna a ripresentarsi.

Ci sono tutte le premesse perché il libro sia molto buono. Le due storie ricevono il giusto spazio all'interno del romanzo, non ce n'è una che emerge in modo superiore all'altra: non parlo del numero di pagine che vengono dedicate alle due storie, ma al modo in cui queste vengono percepite dal lettore. Non c'è un evento che emerge sopra gli altri, il che conferisce equo protagonismo a tutti i personaggi principali, senza che qualcuno venga dimenticato in corso d'opera. Lo sottolineo perché è molto facile, in un romanzo corale, preferire un personaggio in particolare e scrivere di più di lui rispetto agli altri. Zappalà non incorre in questo errore.

Anche lo stile mi piace. Quella di Zappalà è una narrativa delicata, che bussa prima di entrare. Trovo questo romanzo molto adatto a chi desideri svuotare la mente del tutto per qualche ora, perché la sensibilità dello stile consente di concludere la lettura in uno stato di calma. Per intenderci, non vi verrà mai voglia di lanciare il libro nella stanza affianco quando la storia non si evolverà come volete voi (conoscendomi, capita spesso di avere questa tentazione, ma non con L'ultimo fiore che ho in me).

Deliziosi gli scorci di Parigi. Amo molto quella città, ci sono stata parecchie volte e ad ogni viaggio mi ha conquistata un po' di più per motivi sempre diversi, però di solito non leggo romanzi che si svolgono a Parigi perché tendono a parlare sempre delle stesse cose: vicoletti umidi che gridano "Moulin Rouge" ad ogni capoverso, amori tormentati... Diciamo che alla lunga questi romanzi tendono a mostrare sempre lo stesso viso di Parigi. In questo caso, pur con qualche immagine narrativa giò vista, ho trovato alcuni elementi di novità che ho apprezzato moltissimo.

Nell'insieme il romanzo è un'ottima lettura: veloce, piacevole e molto dolce, con un finale non esattamente inaspettato ma comunque molto ben ideato, ricercato. Quattro punti su cinque, tutti meritati!

martedì 26 settembre 2017

SEGNALAZIONE | "Il segno della tempesta" di Francesca Noto

Buongiorno a tutti, lettori! Ormai siamo quasi alla fine del mese, l'autunno è arrivato per tutti ed io non vedo l'ora di darmi alla pazza gioia con la mia TBR autunnale! Nel frattempo, vi segnalo il romanzo Il segno della tempesta di Francesca Noto: ecco qui le informazioni che vi servono!


Il segno della tempesta
di Francesca Noto
Ed: Astro Edizioni - 294 pagine
Ebook2.99 euro - Brossura: 12.67 euro

Lea Schneider ha un dono, o forse una maledizione. Riesce a percepire con impressionante chiarezza le emozioni altrui. È sempre stato un fardello complicato da gestire, in grado di trasformare la sua adolescenza in un inferno. Anni dopo, le sue capacità tornano a manifestarsi con forza. In preda a strani sogni premonitori, Lea decide di fuggire verso la regione più selvaggia della Florida, dove è stata concepita vent'anni prima. Ciò che non sa è che quel viaggio - come il suo dono - fa parte di un disegno più grande. Chi è Sven, il ragazzo senza un passato e dotato di capacità ben più potenti delle sue? Nuove forze scoprono le carte di una partita antica, di cui i due giovani sono il fulcro.
Francesca Noto vive a Roma, dove è nata nel 1977, con il marito e due figlie. Laureata in lettere antiche con indirizzo archeologico, ha poi scelto di seguire il suo sogno di lavorare nella scrittura creativa ed è diventata una giornalista, editor e traduttrice professionista di narrativa. Appassionata fin da bambina di heroic fantasy, scherma medievale, equitazione, giochi di ruolo e videogiochi, ha iniziato a scrivere il suo romanzo d'esordio, Il segno della tempesta, nel periodo dell'università, per concluderlo e pubblicarlo nel 2016 con Astro Edizioni. Al momento sta scrivendo il suo secondo romanzo, un sequel stand-alone dal titolo I figli della tempesta, che uscirà per Astro Edizioni a ottobre 2017.

lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE | "Lontano dal mio paese" di Lorenza Cozzolino

Buongiorno lettori! Bentornati sul blog per una nuova recensione! Oggi parliamo di un romanzo tutto italiano, dall'autrice alle tematiche: Lontano dal mio paese di Lorenza Cozzolino.




Lontano dal mio paese
di Lorenza Cozzolino
Ed: Self Publishing - 161 pagine
Ebook1.49 euro - Brossura: 9.99 euro

La storia di Anna è la storia di tutti i giovani italiani, che in questi anni sbattono la testa per vedere realizzati i propri sogni e resi concreti quelli che sono i loro diritti. Poi, se come lei sei nato a Napoli, la situazione è ancora più complicata, perché non solo devi combattere con la società, ma anche con tutto il marcio che ci gira intorno.

Molto bello!

Lontano dal mio paese è stato un volume difficile da capire: non ho mai avuto la necessità di allontanarmi da casa, tra pochi mesi traslocherò in un'altra regione ma non sarà per necessità, bensì per mia precisa volontà, perciò c'è stato fin da subito un profondo divario tra me e la storia raccontata dalla Cozzolino. Non posso capire cosa si provi in questa situazione se non tentando di immedesimarmi.

Naturalmente non si può negare l'attualità di una trama come questa: ogni giorno le persone partono per trovare un'occasione migliore. C'è chi dal meridione risale l'Italia verso nord, chi lascia il paese per trasferirsi altrove in Europa o fuori dal continente; viceversa, c'è chi viene in Italia per tentare la stessa scommessa. La Cozzolino approfondisce l'argomento in modo vero, autentico: alcuni critici letterari sostengono che un buon autore deve descrivere la propria realtà. La denuncia sociale salta all'occhio in ogni pagina, la rabbia e la frustrazione di chi si mette in gioco e non riceve altro che delusioni da un paese che non è per giovani si percepiscono fin dalla prefazione.

I personaggi sono ben giostrati: sono verosimili, coerenti con la tipologia di storia e con se stessi, e la Cozzolino riesce ad utilizzarli e a muoverli nella trama nel modo migliore. Nonostante sia chiaro fin da subito quale sia il destino dei personaggi, l'aspetto brillante sta proprio nell'ottima gestione nei vari capitoli della storia. Spesso leggo romanzi in cui i personaggi non sono coerenti, oppure che hanno ottime basi ma che poi non ricevono la giusta dignità. Un'abilità della Cozzolino è evidentemente quella di saper gestire i propri personaggi nel modo migliore.

Anche lo stile è molto buono: i tempi narrativi sono sfruttati nel modo giusto, il ritmo descrizione/azione è ben dosato e la trama risulta incalzante anche nelle sue parti più lente. In un certo senso segue le regole della saga familiare, pur riguardando una sola persona nello specifico. Mi è piaciuto il modo in cui seguiamo la vita formativa e scolastica della giovane studentessa, non ci sono momenti omissioni né, al contrario, pedanterie: la Cozzolino ha un grande talento, non c'è alcun dubbio a riguardo.

Un altro punto a favore è il modo in cui la Cozzolino fa risaltare l'esasperazione. Arrivata a fine lettura ero molto arrabbiata e nervosa (per la gioia della mia famiglia!) e mi sentivo in un certo senso complice e vittima di un sistema che non permette ai cittadini più giovani di avere la dignità che meritano. Io sono ancora studentessa e non ho ancora avuto esperienze in ambito lavorativo, ma Lontano dal mio paese mi ha dato una scossa in negativo: se possibile sono più demoralizzata di prima e questo va benissimo: farmi provare la stessa frustrazione di Anna è la prova che l'autrice è in grado di far emozionare i lettori. Questo è ciò che chiedo ai libri che leggo, di emozionarmi, e Lontano dal mio paese ci è riuscito alla perfezione.

Questo libro è stato una vera scoperta, lo consiglio vivamente a chiunque voglia qualcosa di vero e di sentito. Quattro virgolette su cinque, ampiamente meritate!

domenica 24 settembre 2017

SEGNALAZIONE | "Un giorno qualunque" di Alessandro Dainotti

Lettori, salve a tutti! Oggi è tempo di una segnalazione, questa volta il blog ospita un romanzo che tratta di argomenti attuali, che ci toccano sempre più da vicino: sto parlando di Un giorno qualunque di Alessandro Dainotti. Vediamolo insieme nel dettaglio!

Un giorno qualunque
di Alessandro Dainotti
Ed: Astro Edizioni - 174 pagine
Ebook2.99 euro - Brossura: 13.90 euro

Adriano è uno dei tanti italiani emigrati a Londra. È un giorno qualunque della sua vita eppure, quando vede un bambino e una donna seduti in un bar, riaffiorano potenti i ricordi. L’infanzia dentro la libreria Pizzuto, le discriminazioni a scuola, l’insoddisfazione del lavoro, l’addio alla Sicilia per trasferirsi a Roma, l’amore per Tiziano. La vita attuale e le vite del passato si alternano tra riflessioni e ricordi felici, fino a quando Adriano incontra Giacomo, che gli offre il suo aiuto. Per il ragazzo comincia una vita fatta di menzogne, poi Tiziano scopre il tradimento e decide di lasciarlo. È allora che Adriano parte per il Regno Unito. Passato e presente collimano, a fine giornata, in un ultimo e fatale incontro. Solo in quel momento Adriano sarà costretto a fare i conti con il passato e accettare la realtà.
Alessandro Dainotti è nato a Siracusa nel 1983. Dopo il diploma di geometra, ha intrapreso gli studi in Lingue straniere e si è laureato in Editoria e giornalismo alla Sapienza di Roma. Una volta conseguita la laurea si è trasferito a Londra, dove attualmente vive e lavora. Un giorno qualunque è il suo romanzo d’esordio.