sabato 25 marzo 2017

INTERVISTA | Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli

Buongiorno, lettori! Bentornati sul blog! In questo assolato sabato primaverile vi voglio proporre un'intervista fatta a Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli, autori del romanzo Hermanos di cui trovate qui la recensione.

- Ciao ragazzi, bentornati sul blog! Vi ringrazio per la vostra disponibilità.
Ciao Lucrezia! È un piacere essere di nuovo ospiti del tuo blog.

- Avete fatto della scrittura una delle vostre passioni: è qualcosa che vi accompagna da sempre o è una scoperta recente? Come vi siete avvicinati a questo mondo?
Entrambi scrivevamo fin da quando eravamo al liceo, ma si trattava di brevi storielle scritte più che altro per passare il tempo. Poi un giorno abbiamo scoperto di questa nostra passione comune e abbiamo iniziato a pensare che sarebbe stato interessante provare a scrivere qualcosa a quattro mani. L’idea è finita nel dimenticatoio per un po', finché una sera in cui eravamo particolarmente annoiati ci siamo trovati e abbiamo abbozzato la scena che sarebbe poi diventata l’inizio di Hermanos.

- È difficile conciliare il lavoro dello scrittore con quello dello studente?
Dipende molto dal periodo. Per la maggior parte del tempo no, anche perché essendo in due in genere riusciamo a suddividerci piuttosto bene il lavoro, e questo diminuisce di molto il carico. Ma in effetti durante le sessioni d’esame scriviamo molto meno di quanto vorremmo.

- Con Hermanos siete passati al livello successivo e vi siete inseriti nel mercato editoriale. Cosa vi ha spinti a compiere questo passo? Come avete capito di essere "pronti"?
Principalmente per il fatto che eravamo davvero soddisfatti di come fosse uscita la storia. Si potrebbe pensare che essendo Hermanos un libro abbastanza breve sia stato relativamente facile scriverlo, ma non è così. Riuscire a costruire un buon intreccio, facendo attenzione anche alla caratterizzazione dei personaggi non è stato affatto facile. Abbiamo letto e riletto il libro da cima a fondo fino alla nausea, limando qua e là finché non ci è parso che tutto scorresse alla perfezione. A quel punto è venuto quasi da sé il desiderio di voler condividere quella storia anche con altri.

- Parliamo del romanzo: uno dei suoi punti di forza è la varietà dei personaggi. Quale tra loro è il vostro preferito, quello che considerate riuscito meglio?
Alessandro: Per quanto mi riguarda sono molto contento del personaggio di Thomas. Credo sia riuscito abbastanza bene, alcuni aspetti potevano essere sicuramente resi in maniera migliore, ma ho amato l’idea di costruire un personaggio così. In molte storie si vedono personaggi buoni venire corrotti completamente dalla vendetta, mentre Thomas è sì un personaggio buono che per ottenere la vendetta compie azioni terribili, ma rimane lucido per tutto il tempo, dilaniandosi l’anima perché sa benissimo quel che sta facendo, e non è qualcosa che può davvero accettare.
Edoardo: A parer mio invece il personaggio più riuscito è Julio. È tanto ingenuo quanto avventato, il che ci ha permesso di far emergere il lato più "comico" di noi due, però nel corso della narrazione trovo che vada in contro ad una continua crescita emotiva e riuscire a far maturare questo personaggio è stata davvero una grande soddisfazione per me.

- E, sempre che ce ne sia uno, quale invece non vi soddisfa del tutto?
Alessandro: Ecco, qui tocchiamo un tasto molto dolente (ride). Edoardo fin da subito ha odiato con tutto il cuore Diego (che tra l’altro avrà cambiato cinque o sei nomi in fase di scrittura), ma non tanto perché non fosse soddisfatto di com'era venuto, più che altro per il suo carattere un po' da vigliacco. Ad ogni scena proponeva di toglierlo di mezzo in qualche modo, ma alla fine sono riuscito a convincerlo ad adottare una soluzione meno drastica.

- Il genere western non è certo mainstream: ha un significato particolare per voi?
Edoardo: Ho proposto ad Alessandro di provare a scrivere una storia ambientata nel Vecchio West perché avendo letto una quantità incredibile di fumetti di Tex mi muovevo abbastanza bene in quel mondo, mentre lui prima di cominciare a scrivere Hermanos non conosceva quasi nulla del genere. Mi è toccato spiegargli anche le basi. Tuttavia credo che quello che più ci ha coinvolti di questo genere, che ci ha spinto a persistere in questo lavoro, sia l’incredibile senso di libertà che l’idea del Far West sa trasmettere. Ci sentivamo davvero liberi di far vagare l’immaginazione in tutte le direzioni possibili, mentre scrivevamo il romanzo.

- Avete scritto Hermanos a quattro mani. Come avete organizzato il lavoro? Trovate che sia più semplice lavorare insieme o da soli?
Alessandro: Io mi occupavo principalmente dei dialoghi, mentre Edoardo si concentrava di più sulla descrizione delle scene, poi quando ci trovavamo "cucivamo" insieme i pezzi che avevamo scritto e controllavamo che tutto filasse per il meglio. Per quanto riguarda il lavorare insieme o da soli, è difficile dire quale dei due sia il modo più semplice. Lavorando in coppia c’era bisogno di capire reciprocamente quali fossero le intenzioni dell’altro. Insomma, non bastava che ci dicessimo "Ok, questa scena la facciamo così", la cosa più importante è che la scena la stessimo vivendo entrambi allo stesso modo, altrimenti in fase di scrittura si sarebbe sentita molto la differenza di intenzioni e questo avrebbe portato ad un libro meno piacevole da leggere. Però il vantaggio di lavorare a quattro mani è che sicuramente le idee sono più varie, e che ci si diverte molto di più in fase di scrittura, un aspetto che non è per nulla accessorio.

- Vi siete mai sentiti respingere per la vostra giovane età? Come avete reagito?
No, l’età in effetti non è mai stato un problema. In molti non ci hanno risposto, alcuni ci hanno respinto principalmente per il modo in cui avevamo trattato il genere (con un misto di serietà e ironia) o perché un romanzo western non era considerato esattamente un "buon affare", dato che non dispone di un mercato molto ampio. In generale però non possiamo lamentarci, le risposte che abbiamo ricevuto sono sempre state molto educate, motivandoci la scelta, a parte in qualche caso in cui ci hanno addirittura detto che avrebbero voluto fustigarci per aver disilluso le grandi aspettative che l’editore si era fatto leggendo la sinossi (ride). Abbiamo risposto che avremmo provveduto il prima possibile a reperire il cilicio per la fustigazione. Un po' di (auto)ironia è sempre la scelta migliore per reagire a queste situazioni, a nostro avviso.

- Cosa consigliereste ad altri autori emergenti in cerca di un pubblico?
Di non pensare che il pubblico arrivi da sé. Al giorno d’oggi è anacronistico credere che l’unico compito dello scrittore sia quello di scrivere: se si vuol far conoscere la propria opera bisogna cercare di darle voce, in tutti i modi che possono venire in mente. Anche se si è firmato un contratto con una casa editrice, in particolare se medio-piccola, non si può pensare di non aver parte nel processo di diffusione. E soprattutto consigliamo di non aspettarsi che il pubblico sia pronto ad osannare il proprio lavoro: essere autori emergenti significa essere autori che hanno appena iniziato la propria carriera, perciò è assolutamente normale non essere perfetti, ed è più che giusto che il pubblico sappia indicare cosa c’è da migliorare (poi c’è anche chi critica un lavoro per il semplice gusto di farlo, ma lì sta all’intelligenza dell’autore saper capire cosa prendere come consiglio e cosa lasciar passare).

- Un’ultima domanda: avete già qualche idea per il futuro? Possiamo aspettarci presto un nuovo romanzo?
Abbiamo due progetti in mente. Uno è una sorta di seguito di Hermanos, mentre l’altro è un romanzo di fantascienza. Non sappiamo ancora bene quale dei due porteremo avanti per primo, abbiamo già abbozzato qualche scena per entrambi, ma la voglia di creare sperimentare la narrazione sci-fi è tanta, quindi probabilmente quest’ultimo progetto avrà la meglio. Per i tempi però non ci sbilanciamo, tutto dipenderà da quanto rapidamente riusciremo ad "ambientarci" in questo nuovo genere.

- Vi ringrazio molto del vostro tempo, è stato un piacere collaborare con voi. Reading in the T.A.R.D.I.S. e i suoi lettori vi fanno tantissimi auguri per il vostro futuro, ovunque vi porti!
Grazie a te Lucrezia, è stato un vero piacere rispondere alle domande!


Alessandro Bogani nasce nel 1995 in provincia di Milano, ha conseguito il diploma di maturità scientifica ed è attualmente iscritto al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. L’interesse per la letteratura si manifesta con forza durante gli ultimi anni di liceo, tanto da far nascere in lui il desiderio i sperimentare in prima persona il mestiere dello scrittore. Ha un debole per la fantascienza di Asimov  per quei libri dal sapore "terroso" come La strada, Il buio oltre la siepe e Furore, ma il suo sogno è di sperimentare e rivisitare quanti più generi letterari possibili, dal western alla fantascienza,  confrontandosi con essi da scrittore per conoscerli meglio. Oltre alla letteratura, le sue passioni sono la musica, la cinematografia e la fisica, interessi che spesso s'intrecciano e vanno a contaminare ciò che scrive.




Edoardo Pozzoli nasce nel 1995 a Desio, una cittadina vicino alla metropoli milanese. Attualmente è iscritto al corso di laurea in Economia e gestione dei beni culturali, all'Università Cattolica di Milano. Sogna un'Italia che sappia valorizzare al massimo i suoi beni culturali, dai parchi archeologici alle mostre di arte contemporanea, cercando di dare un valido contributo a questa causa. Amante di gran parte dei generi letterari sin da piccolo, ha sempre avuto una predilezione per quello storico/narrativo, spaziando dalle epoche antiche fino a quelle più contemporanee. Appassionato di cinema, si è affacciato da qualche anno al mondo dei fumetti Bonelli, e spera di far tornare il genere western italiano nella vita degli italiani, con uno stile audace e moderno.


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