giovedì 29 giugno 2017

RECENSIONE | "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier

Buondì, amici lettori! Come state? Siete al caldo o siete tra i pochi fortunati che si godono un po' di fresco? Oggi voglio FINALMENTE proporvi la mia recensione di un romanzo che vi avevo già presentato nel primo for vintage sake!. Sto parlando di La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier, che ho letto ormai da un paio di settimane ma che non sono riuscita a recensire prima di oggi, shame on me.

La ragazza con l'orecchino di perla
di Tracy Chevalier
Ed: Neri Pozza - 240 pagine
Ebook7.99 euro - Copertina rigida: 9.90 euro - Brossura: 9.00 euro

Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.
Meraviglioso!

Non è la prima volta che leggo la Chevalier, durante le vacanze di Natale dell'anno scorso lessi La dama e l'unicorno e anche all'epoca pensai ciò che ho pensato questa volta: questa autrice è capace di evocare sensazioni potenti con il minimo numero di parole. Ricordo che alle elementari la mia maestra lodava chi di noi avesse il dono della sintesi: non omettere, non saltare a piè pari, ma scrivere il necessario senza fronzoli e senza supplementi inutili. La Chevalier ha questo dono: sa selezionare le parole giuste, quelle emblematiche, in modo da far capire immediatamente al lettore ciò che vuole esprimere. Così facendo non sono necessari interi, interminabili paragrafi. La Chevalier è una maestra indiscussa dello show, don't tell.

I personaggi sono tutti ben delineati. Non mi aspettavo di dirlo, ma non c'è stato un solo personaggio che non sia stato caratterizzato nel giusto modo: dalla piccola ma decisa Griet al più ingombrante Pieter figlio, dalla padrona di casa Maria Thins all'esclusa figlia e moglie di Vermeer Catharina. Non uno solo di loro era scontato, ma allo stesso tempo erano proprio come ce li saremmo aspettati. Non so se riesco a spiegare la sensazione: sono stati una sorpresa, ma non sono mai stati imprevedibili. Ci sono stati momenti in cui le scelte compiute da personaggi mi sono parse così reali e tangibili che mi è parso quasi di conoscerli.

C'è anche un'altra cosa da sottolineare riguardo i personaggi, ed è la capacità dell'autrice di farli odiare. Spesso accade che i personaggi negativi siano tratteggiati in modo da farceli ugualmente apprezzare in quanto "giustificati" nelle loro azioni dagli eventi. Sono spesso figli bistrattati o donne deluse. In Tracy Chevalier questa scelta è perfettamente mixata con quella di non dare alcuna giustificazione al comportamento dei propri personaggi. Nel caso di questo libro, mentre si arriva perfettamente a capire la gelosia di Tanneke e di Catharina e dunque a comprendere il motivo per cui trattino male Griet, non viene mai data una ragione valida per la cattiveria di Cornelia. Per me è un punto a favore: Cornelia è capricciosa e viziata, e basta. Questo rende il romanzo più realistico e il lettore più coinvolto, perché io avrei preso a schiaffi in bocca Cornelia fin dalla prima riga.

Per non parlare della relazione tra Griet e Vermeer: è delicata, sessuale in un modo così profondo che non c'è bisogno di contatto fisico tra i due perché avvenga l'unione. Hanno l'arte in comune e si capiscono a vicenda, anche se Vermeer ha ugualmente un lato oscuro. Il rapporto tra il padrone e la sua serva si mescola a quella di due persone dall'animo affine, in una relazione non paritaria ma nemmeno servile. Ogni paragrafo su di loro è poesia.

Lo stile è scorrevole. Pur lasciando parlare le descrizioni più spesso dei dialoghi, c'è la volontà ad andare avanti. Le pagine scorrevano via dieci a dieci durante la lettura, non mi sono quasi accorta del tempo trascorso. Una sera ho letto così a lungo che, quando ho alzato la testa, era passata da molto l'ora di dormire e non me ne sono nemmeno resa conto: è bellissimo, sentirsi trasportati e immersi così in una storia è una delle sensazioni più belle del mondo.

Il romanzo della Chevalier è totalizzante. Assorbe il lettore e non lo lascia più andare via grazie ad uno stile piacevole, romantico e al contempo realistico, e a personaggi potenti nella loro umanità. Inoltre, è un romanzo sensoriale: non si limita a descrivere la scena per come appare, ma racconta i colori, gli odori, i sapori. Attraverso le parole di Griet che racconta la sua vita al padre cieco, è come se potessimo chiudere gli occhi e immaginare tutto senza leggere.

Cinque cuoricini, solo perché non posso dare di più. La ragazza con l'orecchino di perla è uno dei libri più belli letti in questa prima metà del 2017 e lo consiglio a tutti, agli amanti del genere e anche a chi di solito non legge testi storici. Molto più bello del film, anche se non c'era bisogno di dirlo (anche perché, dal basso della mia esperienza, Scarlett Johansson è stata una scelta tremenda per interpretare Griet), è un romanzo che resta nel cuore di chi lo legge.

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