mercoledì 9 maggio 2018

IL MAGGIO DEI LIBRI | Libertà e Storia

Buongiorno, lettori! Come avevamo anticipato in un post introduttivo lo scorso sabato, è in corso un'attività "itinerante", se così si può dire, un Viaggio nella Libertà che transita per cinque blog e con il quale vogliamo festeggiare insieme Il Maggio dei Libri. Nelle scorse tappe, che potete trovare qui e qui, abbiamo parlato della libertà di immaginare e della letteratura proibita. Oggi qui su Reading in the T.A.R.D.I.S. parliamo invece della libertà nella storia.

Come si evolve il concetto di libertà nella storia? Come sapete se mi seguite da tempo sono una medievista per formazione accademica, ma oggi non mi limiterò a parlarvi del periodo medievale. Cominciamo proprio dall'inizio...

Cominciamo con il dire che il concetto stesso di libertà è mutevole: non vuol dire la medesima cosa in tutte le epoche e in tutte le aree del mondo, si tratta di una definizione che va incastonata in determinate coordinate temporali per poter essere compresa del tutto. Per fare un esempio, possiamo parlare della differenza sostanziale della libertà per i Romani e per i regni romano-barbarici.

Per i primi, a Roma repubblicana e imperiale, significa sì essere liberi nella propria persona, ma anche essere cittadini romani, il che non vuol dire abitare in una zona sottomessa alla potenza di Roma né vivere entro le mura: occorre far parte della comunità politica della Civis Romanus. Io posso abitare in una casa a ridosso del Tevere, ma se non faccio parte della comunità politica cittadina non sarò mai una cittadina romana (almeno fino al 212 d.C., quando Caracalla emette la Constitutio Antoniniana con cui la cittadinanza viene concessa a chiunque viva entro i confini imperiali). La conseguenza del possesso di questo status è l'avere una serie di privilegi, di diritti e di doveri, più noto dei quali è la possibilità di accedere alle cariche pubbliche.


Viceversa, in buona parte dei regni romano-barbarici che a partire dalla fine del V secolo d.C. hanno cambiato il volto dell'Europa occidentale, la libertà è legata profondamente al possesso delle armi: possedere un'arma significa essere liberi nella propria persona. La spada non è solamente uno strumento, un utensile, bensì un'affermazione del proprio status. Una cosa interessante da notare, qui, è che questo discorso si estende anche alle donne: in alcuni scavi tombali sono state trovate delle cosiddette "spade da tessitura", ossia armi da taglio componenti il corredo di tombe di donne. Naturalmente non bisogna pensare che queste donne usassero davvero le spade per tessere, si tratta di un'affermazione di status sociale: la donna che esercita una propria libertà è una donna armata, in queste società romano-barbariche.


Identificare un percorso lineare per i primi secoli del Medioevo è complicato: dobbiamo tenere presente che si tratta di secoli di grande cambiamento e di evoluzione sociale e legislativa (e non di involuzione, come molti sono portati a credere), di conseguenza il concetto di libertà varia di luogo in luogo, di tempo in tempo. La libertà comincia ad essere legata, da un punto di vista giuridico, al possesso della terra e alla protezione personale: sono moltissimi coloro che decidono di rinunciare spontaneamente alla propria libertà per rimettersi alla protezione di un signore territoriale (signore che può essere laico o ecclesiastico: basta pensare al monastero di Santa Giulia, poi San Salvatore, e all'ampiezza dei terreni in suo possesso in questo periodo). Da un punto di vista libertario, perdono l'indipendenza, rimangono legati ad un luogo e ad un signore e tornare sui propri passi diventa non impossibile, ma estremamente difficile: sono moltissimi gli atti giudiziari che attestano questo tipo di "cessione" e sono molto chiare le cifre da pagare, se si sceglie di rescindere il contratto.

C'è anche da dire che, nel corso di tutto il Medioevo, essendo questo un periodo così lungo ed esteso sia da un punto di vista geografico sia da un punto di vista temporale è più corretto parlare di libertà al plurale. Non c'è un'unica libertà semplicemente perché sono talmente tanti i poteri a cui sottostare o da esercitare che difficilmente si può incontrare un individuo completamente libero: si può essere liberi da alcuni e sudditi di altri. Di fatto nessuno è libero totalmente, nemmeno i sovrani lo sono. Parlare di una società triangolare, come fanno i libri di storia delle nostre elementari, è quanto di più sbagliato si possa fare: non si tratta di un triangolo, ma di una ragnatela, e la società non è semplicemente tripartita, bensì stratificata in modo così complicato che darne una definizione netta è difficile - è questo che rende lo studio del Medioevo così divertente!


Ora facciamo un salto in avanti: quale periodo è sinonimo di libertà più del Secolo dei Lumi? Il Settecento è un secolo di abissali cambiamenti. Nulla è più come prima e, al tramonto del XVII secolo, ci troviamo in un mondo il cui volto è completamente cambiato. Si tratta di un secolo di rivoluzioni, naturalmente, che portano al centro dell'attenzione proprio il concetto di libertà, che si rivela in tutte le sue decine di sfaccettature. La libertà si lega sempre di più al concetto di individuo come mebro di una Nazione: il concetto di nazione in senso moderno comincia ora a formarsi non solo nella mente dei filosofi, ma nella mente delle persone. Il potere regio non è più concesso per diritto divino, ma per accettazione dei parlamenti. Si tratta di un rapporto non più verticale, non c'è il signore territoriale che può imporre in modo indiscusso il proprio potere, bensì convenzioni legislative chiare e specifiche: è l'epoca delle Costituzioni moderne, che a volte sono il risultato di un'evoluzione dei precedenti editti, a volte sono una redazione nuova e fondata sul grande concetto della libertà. Richiamiamo le due rivoluzioni più famose: quella americana e quella francese. La prima pretende una libertà politica ed economica rispetto alla volontà di una madrepatria che le colonie non riconoscono più; la seconda pretende una libertà del cittadino rispetto al potere (o strapotere, in effetti) del re.



Ciò che per me diventa ora fondamentale ricordare è che il concetto di libertà è assolutamente relativo. Una cosa che mi piace dello studio della storia a livello accademico, che tutto ha a che fare con la comprensione e nulla ha a che spartire con il mero esercizio mnemonico, è che la storia la scrivono sempre i vincitori. Non si può parlare mai di libertà in senso assoluto. Si tratta di un'idea intangibile e in continua evoluzione, cambia e si modifica nel tempo e nello spazio. Qui sul blog ho dedicato solo un breve post al concetto storico di libertà, ma occorrerebbe scrivere un libro di parecchie centinaia di pagine per sviscerare a modo l'argomento. Per questo vi lascio qui sotto la bibliografia che ho consultato per la stesura di questo articolo e vi consiglio, se il tema vi interessa, di approfondirlo senza accontentarvi delle pochissime righe che ho scritto io.

BIBLIOGRAFIA CONSULTATA:
  • W. Pohl, Le origini etniche dell'Europa. Barbari e Romani tra antichità e medioevo, Viella 2008
  • Anna M. Rapetti, Monachesimo medievale. Uomini, donne e istituzioni, Marsilio, Venezia, 2005
  • Introduzione alla storia medievale, a cura di G. Albertoni e T. Lazzari, Bologna, Il Mulino, 2015
  • G. Duby, Medioevo maschio. Amore e matrimonio, Laterza, Roma-Bari 1991
  • O.G. Oexle, Paradigmi del sociale. Adalberone di Laon e la società tripartita del Medioevo, a cura di R. delle Donne, Salerno, Carlone Editore, 2000
  • B. Andreolli - M. Montanari, L'azienda curtense in Italia, Bologna, Clueb, 1982
  • P. Geary, Il mito delle nazioni. Le origini medievali dell'Europa, Carocci 2010
  • M. Fioravanti, Costituzione , il Mulino, Bologna, 1999
  • G. Abbattista, La rivoluzione americana, Roma-Bari, Laterza, 2009
  • R. Martucci, L'ossessione costituente. Forma di governo e costituzione nella Rivoluzione francese (1789-1799), il Mulino, Bologna, 2001
  • L. Lacchè, La Libertà che guida il popolo. Le Tre Gloriose Giornate del luglio 1830 e le "Chartes" nel costituzionalismo francese , il Mulino, Bologna, 2002
  • Appunti di lezioni universitarie varie 

Non perdetevi i prossimi post! Su A Book for a Dream si parlerà di libertà di vivere e su Le mie ossessioni librose di libertà di leggere. Tenete d'occhio i nostri blog durante tutta la settimana!

8 commenti:

  1. Sinceramente non sapevo proprio cosa aspettarmi dal tuo argomento ed è stato interessantissimo leggerlo! Soprattutto, il paragrafo che riguarda la libertà nel periodo romano!

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    1. Ti ringrazio, sei molto gentile! *-*
      Il periodo romano in realtà è talmente complesso sotto certi aspetti che ho preferito trattarlo in modo rapido perché, non essendo un'esperta di quest'epoca, sono sicura che avrei detto qualche sciocchezza xD Però la questione della cittadinanza è fondamentale, è stata alla base di numerose rivolte, perciò era d'obbligo parlarne!

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  2. Wow un post bellissimo e interessante!

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  3. Bellissimo articolo, scritto con passione, che mi ha davvero stupita! Adoro le riflessioni di storia, ma non sono né una storica né un'esperta, e hai acceso in me forte curiosità tanto da segnarmi alcuni dei libri che hai citato nella bibliografia. Personalmente mi ha molto stupito il fatto di non aver mai pensato ad una "ragnatela" nell'organizzazione sociale del medioevo, piuttosto che a ciò che in genere viene raccontato a scuola, come hai detto tu. Eppure è così chiaro adesso quanto sia corretta come visione che mi sento sciocca ad aver pensato sempre in modo differente. Ma in generale, tutto l'articolo è molto interessante e la libertà come hai detto ha talmente tante sfaccettature nella storia che si potrebbe proseguire a oltranza a discuterne e parlarne... Complimenti per l'approfondimento, davvero ben scritto e pensato! :)

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    1. Ti ringrazio davvero di cuore! Sì, l'epoca medievale tende ad essere semplificata nelle scuole proprio perché, essendo molto complessa oltre che lunga, richiederebbe troppo tempo: giustissimo che sia così, per carità, anche io fino alla fine del liceo ero convinta che fosse una piramide e non si può pretendere che si passi anni a spiegare solo il Medioevo, però adesso che l'ho approfondito ci tengo sempre molto a specificarlo e a volte rischio di diventare un po' pedante! Nel caso mi scuso :) grazie per le tue belle parole! ❤

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  4. Complimenti per il post! L'argomento non era assolutamente semplice da trattare, ma in poche righe sei riuscita a fornire un quadro generale davvero esaustivo (almeno per qualcuno come me che ha dato solo due esami di storia in uni e perché obbligatori). Ho apprezzato molto la bibliografia finale, anche perché ho ritrovato un testo che ho usato come riferimento per il primo capitolo della tesi (Duby, che da quello che ho capito è davvero un pezzo grosso nell'ambito della storiografia).
    Tantissimi complimenti! <3

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    1. Ciao cara ❤ Sì, Duby è uno dei Big Men in ambito medievistico! Insieme a Bloch è uno degli autori che capitano più spesso per le mani. Ti ringrazio davvero per le belle parole, si tratta di un tema talmente ampio da essere quasi impossibile da condensare! Grazie ❤

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