domenica 29 aprile 2018

DOMINO LETTERARIO | RECENSIONE | "Longbourn House" di Jo Baker

Buongiorno, lettori! Il mese scorso avevo scelto di non partecipare al Domino Letterario perché per impegni personali non sarei riuscita a portare a termine la lettura di più di un paio di libri, ma questo mese aderisco di nuovo all'iniziativa e vi porto la recensione di Longbourn House, dell'autrice britannica Jo Baker.

Longbourn House
di Jo Baker
Ed: Einaudi - 382 pagine
Ebook6.99 euro - Copertina rigida18 euro - Brossura: 13 euro

Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel solaio della stalla: lí, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di Orgoglio e pregiudizio, Longbourn House ricostruisce con tono brioso la vita della servitú nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo.

Molto bello!

La prima cosa che ho pensato leggendo la quarta di copertina è stato datemi ancora più Austen, grazie ma mi sono ricreduta: Jo Baker non è la Austen, nel bene e nel male.

C'è un unico ostacolo da superare: dobbiamo lasciarci alle spalle l'immagine delle bucoliche e romantiche signorine Bennet che a quanto pare non hanno mai il ciclo né peli sotto le ascelle, non fanno la cacca e profumano sempre di rosa. Devo confessare che in effetti questo si scontra molto con la mia personale fantasia della vita. Amo pensare alla purissima vita in campagna, alla natura che ci circonda e che ci rende belli dentro. In realtà anche chi vive nell'idillio rurale produce scorie corporee e si ammala come gli altri: io vivo in campagna e tuttavia uso il gabinetto. Si tratta di una dicotomia che nella fantasia dei lettori non appare proprio superba, ma che nella realtà si fa tangibile, veritiera. Il volume si apre fin da subito con Sarah, la giovane cameriera: Sarah che ha i geloni sulle mani, Sarah che a pagina due scivola su una macchia di sterco di suino, Sarah che non sempre trova il tempo per lavarsi. Sarah che di certo non profuma di lavanda e di erba tagliata di fresco.

Se decidiamo di accettare la realtà, che per quanto meno romantica è comunque più probabile, siamo pronti per affrontare e giudicare Longbourn House.

Prima di tutto voglio specificare che non è esattamente un retelling. O almeno, non solo: è vero, ci sono palesi riferimenti all'opera originale e i personaggi stessi e i luoghi sono quelli di Orgoglio e Pregiudizio. I signori Bennet, le figlie, Netherfield Park... Ma la storia è completamente originale. La giovane Sarah vive con Mr e Mrs Hill e con la piccola Polly e la sua vita è monotona e priva di tono. Non aspetta altro che una novità che le dia una scossa, ma quando la novità arriva, Sarah non sa se esserne poi così contenta. E nel frattempo la signora Bennet si lamenta dei suoi nervi. La storia principale è quella della servitù, dei downstairs people. Che ai piani alti Lydia e Kitty ridacchino come matte e che Jane faccia da pacere tra Lizzy e Mary non è importante, è un contorno, è un di più. Ciò che conta è la servitù. Questa base di partenza mi ha fatto amare molto il romanzo: non è il solito retelling, dove la storia viene sì modificata e modernizzata ma in cui i protagonisti sono sempre quelli, anche con nomi diversi. Questa è, se vogliamo, la storia mai raccontata, è il margine della fotografia.

Molto buono lo stile, anche se confesso che avrei preferito qualcosa di più dinamico (ed ecco perché non ho potuto dare cinque stelline). Mi spiego. Mi sono piaciute moltissimo certe perifrasi e alcune immagini narrative, perfino nelle descrizioni dei lavori domestici più faticosi e disgustosi la Baker riesce a rendere in poche parole tutte le sensazioni del caso. Ho adorato la quotidianità, perché di fatto è proprio di questo che è fatta la nostra vita, si tratta di cercare avventure nell'ordinario: seguire Sarah passo dopo passo, osservare Mrs Hill che è costretta ad ascoltare la padrona che ciarla senza posa mentre in cucina le si scuoce la pasta del pane, sapere che la casa non è solo carta da parati a fiori e porcellane Royal Albert m anche bolle sulle mani, acqua fredda del mattino e spifferi mi è piaciuto da morire. Allo stesso tempo il ritmo della narrazione è - giustamente - un po' lento, un po' sonnacchioso come lo sono certe giornate, e avrei voluto un po' più di dinamismo e rapidità in certi passaggi. Si tratta comunque di un'inezia, soggetta grandemente alle mie opinioni personali, perciò prendetela come viene.

I personaggi sono una delizia. Quelli nuovi sono autentici, plausibili, ben costruiti e completi; quelli vecchi sono ripresi magistralmente, sono tutti in character e inseriti all'interno della trama come se fossero stati creati apposta. Non si sente alcuna forzatura. Non solo: vedere come Sarah e gli altri domestici interagiscono con loro e quali sono i loro pensieri è una meraviglia. Senza fare spoiler, il breve dialogo tra Sarah e il signor Collins è tanto delicato quanto autentico, ho adorato quella scena: lei che osserva Collins e il suo aspetto con un certo distacco, lui che è piuttosto prodigo nei suoi riguardi ma sbrigativo nei saluti... Tutto così vero da commuovermi. Quando si va a mettere le mani in un romanzo come Orgoglio e Pregiudizio si rischia di incappare in quei lettori so-tutto-io che si sentono defraudati e insultati non appena aprono il libro e scoprono che non è l'esatta copia dell'originale. Jo Baker credo non incorrerà mai in questo rischio!

Posso dire solo bene di Longbourn House. Dalla copertina italiana (che è una meraviglia, grazie Einaudi per queste perle) alla trama, dalla dolcezza dei personaggi alla credibilità del retelling, tutto è una gioia per la mente. Quattro stelline su cinque.

lunedì 23 aprile 2018

RECENSIONE | "Agatha Raisin e il veterinario crudele" di M.C. Beaton

Lettori, l'ultima volta che abbiamo parlato della mia adorata Agatha Raisin è stato a gennaio (qui il post), quando ho cominciato a recensire la montagna infinita il corposo numero di testi che compongono le sue avventure letterarie. Oggi ritorniamo nel suo piccolo villaggio di Carsely per affrontare un veterinario piuttosto impertinente - con gli animali e anche con le signore locali. Agatha Raisin e il veterinario crudele è il secondo romanzo.

Agatha Raisin e il veterinario crudele
di M.C. Beaton
Ed: Astoria - 219 pagine
Ebook8.99 euro - Brossura: 15 euro

Agatha Raisin, una cinquantenne imperfetta e per questo adorabile, che ha deciso di chiudere la propria società di PR per ritirarsi in campagna, è in dubbio se restare a Carsely o abbandonare tutto e tornare a Londra. La vita nei Cotswolds è un po' noiosa e i suoi tentativi di ammaliare James Lacey, il suo affascinante vicino, falliscono uno dopo l'altro. Nel frattempo scopre che in paese è arrivato un nuovo veterinario, nella cui sala d'aspetto c'è sempre una lunga fila di donne… Un po' per competizione, un po' per far ingelosire James, Agatha porta il suo sanissimo gatto a fare una visita e ne esce con un invito a cena. Ma la storia dura poco perché il veterinario muore in seguito a un incidente. Morte accidentale o omicidio? L’unico modo che Agatha trova per riallacciare i rapporti con James è quello di convincerlo che giocare ai detective può essere divertente.

Meraviglioso!

In questo secondo romanzo, troviamo Agatha ormai inserita nell'ambiente di Carsely, ma ancora tentennante per via della semplicità dell'ambiente rurale. Come al solito il suo personaggio è vibrante nel suo nervosismo e nella sua maleducazione: Agatha rimane una donna prepotente e un po' irrispettosa della meritocrazia, non esattamente la vicina di casa ideale. Non molto diversa dalla Agatha Raisin del primo libro.

L'intreccio del giallo è di nuovo tanto semplice quanto emozionante: la Beaton è insuperabile nel creare trame e sottotrame in un'ambientazione che non si presta per niente ai grandi crimini efferati. Stiamo parlando di un insieme di villaggi e case isolate in cui la gente tende a farsi gli affari propri e a non curarsi troppo di chi vive oltre la siepe del giardino, perciò ambientare qui un giallo vivace non è semplice. Ricordo che, a lezione di Letterature Nordiche all'università, la professoressa Cosimini disse una cosa intelligente: stavamo studiando Indridason, il famoso giallista islandese, e lei ci fece notare quanto talento occorra per inventarsi polizieschi e storie di detective in un'isola sulla quale ci sono a malapena 10 omicidi all'anno. La Beaton ha la stessa difficoltà, ma la supera con abile maestria.

I personaggi, come nel primo libro, riescono ad essere tanto comici quanto realistici. Nonostante alcuni di loro diventino a tratti delle macchiette, seguendo la vena umoristica dell'autrice, nei momenti maggiormente carichi di pathos diventano straordinariamente reali. Si tratta di un cambiamento notevole, un po' come Luna Lovegood che per i tre quarti del tempo è comica ma che ogni tanto dice cose estremamente sagge. Qui è lo stesso, nei momenti in cui la trama è rilassata si ride e si scherza, ma quando si attraversano momenti di tensione diventano realistici, veri, tanto nelle loro emozioni quanto nelle reazioni e delle battute.

Interessante la scelta del modo in cui viene commesso l'omicidio, che non rivelerò per evitare spoiler. Si tratta di un sistema contorto, difficile da scoprire per Agatha e - credo - complesso da ideare per la Beaton. Nel primo volume si trattava di avvelenamento; qui ci attestiamo su un livello più complesso. Certo, la Beaton non è la Christie: Agatha Raisin vive avventure semplici, con moventi semplici (in senso positivo) e di conseguenza non ci troveremo mai davanti a qualcosa come Dieci piccoli indiani o Poirot sul Nilo. Ciò considerato, trovo che la scelta di uccidere la vittima in un certo modo e per un certo motivo - di nuovo, non voglio fare spoiler - sia azzeccata, complicata e piacevolissima da affrontare durante la lettura.

Non posso non dare un punteggio pieno: si tratta di un libro che mi ha fatta molto ridere - complice anche il personaggio di Agatha, che nella sua sgarbata intelligenza è una compagna ironica e cinica, molto spassosa - e che mi ha comunque tenuta incollata per via dell'intreccio misterioso. Cinque punti su cinque solo perché non posso dare di più.

venerdì 20 aprile 2018

COVER REVEAL | "Garrett" di Federica Martina

Buongiorno lettori. Oggi ci rimettiamo in pari con un post che avrebbe dovuto arrivare online lunedì, ma che per ragioni personali non sono riuscita a pubblicare fino ad ora. Chiedo di perdonarmi a voi e soprattutto a Federica Martina, autrice di Garrett, volume in uscita il 1 maggio e del quale sono felice di mostrarvi la copertina!

Garrett
di Federica Martina
Ed: Selfpublishing - 200 pagine
Ebook: 2.99 euro - Brossura: N/A

Quando Bradford Garrett Gordon-Lennox, per tutti semplicemente Garrett, varca la soglia della casa paterna, quelle sono le uniche parole dell'uomo che gli rimbombano in testa. Uno dei massimi insegnamenti che il padre ha voluto instillargli e con la certezza che lo comprendesse in pieno. Cacciato via da casa a soli sedici anni. Ormai sono passati più di dieci anni da quel giorno, ma il giovane avvocato non ha ancora perdonato l'Ammiraglio per averlo costretto a essere quello che lui non era. Gli anni in lo ha segregato alla base di Annapolis, imponendogli la sua visione del mondo, gli pesano sul petto come massi e tornare in quella villa, camminare in quelle stanze permeate dalla presenza del genitore, non lo aiuta a scacciare lontano quei ricordi difficili da digerire. Ma nonostante questo lui è tornato a casa, perché il padre è morto. Giace dentro una bara di legno inerme, anche se tutto intorno al giovane la presenza è forte come se fosse ancora vivo. Garrett deve quindi affrontare il giudizio di estranei e parenti che arrivano per il funerale e allo stesso tempo combattere con i ricordi. Restare tra quelle quattro mura fino al giorno seguente e dimostrare a tutti che si può essere gay e uomini allo stesso tempo. Un intero giorno a White Hall la sua casa natale in cui per Garrett passato e presente si mescolano come carte in una partita di poker, per fortuna ha imparato ha solcare le onde in tempesta di un passato che sopraggiunge a vele spiegate e accanto a se ha Mark e Augustus che gli fanno da spalla.

Federica Martina è di Torino. Ha iniziato quasi per gioco a pubblicare un racconto breve su Amazon nel lontano 2015 e da allora non ha più smesso. Il genere MM è quello che più la attira, ma non disdegna i fantasy, i romance FM o gli storici. Legge tantissimo e fin dall'inizio ha aperto un blog, L'isola di Skye, in cui prova a dare visibilità a self italiani come lei e alla piccola realtà editoriale che la circonda. Oltre a Garrett in uscita, gli altri sui romanzi dello stesso genere sono: A causa tua, Touchdown e Pelle. La potete trovare anche sulla sua pagina Facebook.