venerdì 29 giugno 2018

DOMINO LETTERARIO | "Washington's Spies" di Alexander Rose

Buondì, lettori cari! Oggi ci dedichiamo ad una recensione particolare: per il Domino Letterario di questo mese ho deciso di recensire uno dei volumi che ho utilizzato per la mia tesi di laurea. Washington's Spies. The story of America's first spy ring è un saggio pubblicato da Alexander Rose che tratta il tema del Culper Ring e dello spionaggio in una delle rivoluzioni più note. Scopriamolo insieme!


Washington's Spies. The story of America's first spy ring
di Alexander Rose
Ed: Bantam - 369 pagine
Ebook: 9.25 euro - Brossura13.30 euro

Based on remarkable new research, acclaimed historian Alexander Rose brings to life the true story of the spy ring that helped America win the Revolutionary War. For the first time, Rose takes us beyond the battlefront and deep into the shadowy underworld of double agents and triple crosses, covert operations and code breaking, and unmasks the courageous, flawed men who inhabited this wilderness of mirrors, including the spymaster at the heart of it all.  In the summer of 1778, with the war poised to turn in his favor, General George Washington desperately needed to know where the British would strike next. To that end, he unleashed his secret weapon: an unlikely ring of spies in New York charged with discovering the enemy’s battle plans and military strategy. The men he mentored were dubbed the Culper Ring. The British secret service tried to hunt them down, but they escaped by the closest of shaves thanks to their ciphers, dead drops, and invisible ink. Rose’s thrilling narrative tells the unknown story of the Revolution–the murderous intelligence war, gunrunning and kidnapping, defectors and executioners—that has never appeared in the history books. But Washington’s Spies is also a spirited, touching account of friendship and trust, fear and betrayal, amid the dark and silent world of the spy.

Meraviglioso!

Tenendo presente che io non amo molto quel modo di fare americano da "io so' ammericano e posso fa' tutto", ho sfruttato questo libro fino all'esaurimento durante il periodo di stesura della tesi e l'ho trovato davvero valido. Adesso approfondiamo meglio le ragioni.

Troppo spesso, leggendo testi di storici americani che scrivono di storia americana mi sono trovata per le mani dei libri di buona qualità da un punto di vista saggistico, ma scarsi sotto l'aspetto dell'oggettività. La gran parte degli storici americani, quando arrivano ad occuparsi della propria storia, si ritrovano vittime di quel paradigma sociale così tipicamente americano che vuole gli USA come the land of the free because of the brave. Una bella rottura quando bisogna usare questi testi per un lavoro tesistico, perché mi ritrovo a dover scremare ben bene e scegliere tra le informazioni oggettive e quelle dettate dall'emozione personale. In Alexander Rose non ho riscontrato questa problematica: Rose espone i fatti per come sono, semplicemente, senza condire con frasi tipo "grazie a questi valorosi patrioti... la nostra terra libera e democratica..." et similia.

Proprio sull'oggettività si basa questo lavoro. Washington's Spies non vuole attribuire un valore - o al contrario un difettto - laddove non c'è. Rose non si lascia trasportare da quell'intenso patriottismo di cui i cittadini americani paiono permeati fin nelle budella: da un buono storico occorre obbiettività, non serve che elogi né critichi il passato e Rose si attiene a questa regola. L'esposizione è chiara, approfondita e lineare, la tematicha naturalmente è soggetta all'interesse del lettore perciò non può essere giudicata, e soprattutto il comparto delle note e della bibliografia è immenso, a dimostrazione del fatto che non c'è alcuna invenzione nel saggio.

Una cosa che devo dire, per amore di precisione, è che non è un testo rivolto a tutti. Non è un difetto, ma una semplice constatazione. Si tratta di un saggio complesso, molto approfondito sia nelle informazioni sia nella composizione del testo stesso, e perciò non me la sentirei di consigliarlo a chi la storia la legge per passione. Detto in parole polvere, fa un po' cascare la palpebra a chi non è abituato a un linguaggio tecnico. Personalmente, però, l'ho adorato, non ho potuto non notare la qualità del libro; soprattutto, ho apprezzato tantissimo i contenuti: il tema chiaramente mi interessa e il libro di Rose è stato un prezioso aiuto per il mio lavoro, non avrei mai pensato di sentirmi legata a tal punto ad un sagggio.

Punteggio massimo per questo volume di Rose. Ho in TBR un altro suo saggio, questa volta sulla casata britannica dei Percy, e non vedo l'ora di approcciarmici. Consiglio questo libro a chi mastica una buona terminologia storiografica e a chi desidera conoscere maggiormente una parte della Rivoluzione Americana che di solito non emerge nei libri di scuola.

mercoledì 27 giugno 2018

RECENSIONE | "Una ragazza inglese" di Beatrice Mariani

Buongiorno, lettori! L'estate è ormai iniziata ufficialmente da una settimana. Mi piacerebbe dire che sto per partire per le vacanze, ma così non è, perciò per rinfrancare lo spirito vi propongo la recensione di Una ragazza inglese di Beatrice Mariani, edito da Sperling&Kupfer e adattissimo a questi giorni calorosi!

Una ragazza inglese
di Beatrice Mariani
Ed: Sperling&Kupfer - 275 pagine
Ebook9.99 euro - Copertina rigida: 16.90 euro

È un tardo pomeriggio di giugno quando Jane raggiunge il cancello della villa dove passerà l'estate. Per lei, diplomata a pieni voti in Inghilterra, lavorare come ragazza alla pari per una ricca famiglia romana è un modo per mettere da parte qualche soldo, ma soprattutto il primo passo verso un futuro che intende scegliere da sola. Gli zii, unici parenti rimasti, la vorrebbero indirizzare a studi di economia, un percorso sensato che garantisce un solido avvenire. Ma lei non può dimenticare che i suoi genitori hanno seguito la loro passione a costo della vita, e la passione di Jane è il disegno, non i numeri. A nemmeno vent'anni, ha imparato a dar retta più al cuore che alla ragione. Il cuore, fin dal loro primo rocambolesco incontro, la spinge verso il suo datore di lavoro, Edoardo Rocca, un uomo d'affari dal fascino misterioso, zio del bambino di cui lei si deve occupare. È bello, sicuro di sé, sfuggente. Jane ne è intimorita, ma al tempo stesso attratta. Lui appartiene a un altro mondo, lo sa bene, eppure sente un'affinità che nessuna logica può spiegare. Basta una notte insonne perché si accenda una passione che sfida il buonsenso e la convenienza, non solo per la differenza di età, ma anche perché c'è qualcosa che Edoardo nasconde, segreti ed errori che stanno per travolgerlo. E, quando questo accadrà, per Jane sarà troppo tardi per mettersi in salvo.


Molto bello!

Ho cominciato con molto piacere questa lettura: dopotutto è estate ed è piacevole leggere di altre persone che scelgono di passare le proprie vacanze in modo diverso. La protagonista di questo romanzo, Jane, sceglie di passare la sua a Roma come ragazza alla pari, dopo aver concluso gli studi in uno di quegli affascinanti e terribili collegi britannici.

Confesso che, inizialmente, mi stavo domandando come mai la trama mi sembrasse così familiare. Di fatto si tratta di un retelling di Jane Eyre, trasposto un paio di secoli dopo e un pochino più a sud dell'originale. Capito questo, una parte di me si è incuriosita moltissimo dal momento che, come sappiamo, il romanzo originale si compone di alcune scene madri che forse non è sempliccissimo riproporre. Disgiungendolo da Jane Eyre per poterlo valutare con onestà, vediamo nel dettaglio cosa ne penso.

La trama è buona: non posso dire che sia ottima, ma è molto buona e mi ha fatto trascorrere ore piacevoli. Jane si trova al centro di una serie di personaggi che vivono nella villa nella quale lavora: Nick, il bambino di cui si deve occupare, la madre di Nick e sorella del padrone di casa, la coppia di custodi... e poi c'è Edoardo Rocca, il proprietario dell'abitazione, bello e impossibile e interesse amoroso di Jane. Considerando ciò che ho detto prima, non serve nemmeno che ve lo descriva, perché è un moderno e nostrano Mr. Rochester, puro e semplice, ma adeguato ai tempi diversi. Mi è piaciuta l'interazione tra Jane e Edoardo nella villa romana, anche se, per i motivi qui sopra citati, non ho potuto trovarla sorprendente.

Riguardo i personaggi, però, c'è una nota non esattamente positiva che non posso evitare di esporre. Non ho avuto l'impressione di avere davanti dei personaggi completi. Mi spiego: mi sono trovata nella condizione di non arrivare a conoscere nessuno nel profondo, a parte Jane. L'impressione che ho ricavato è stata quella di avere tante comparse utili solamente all'interazione con il personaggio principale, come se conducessero delle non-vite fino alla comparsa di Jane. Mi rendo conto che di solito è a questo che servono i comprimari, a dare spessore ai principali attori della trama, ma in questo caso è mancata quell'illusione di completezza che invece bisogna dar loro.

Sorvolando su questo particolare, però, ho trovato il romanzo molto godibile. Si tratta di una storia leggera ma non frivola, piacevole senza risultare troppo scontata, nonostante sia un retelling. Quattro stelline su cinque, mi sembrano una votazione giusta per un libro che mi ha intrattenuta e rallegrata in queste prime serate nella casa nuova.