venerdì 30 marzo 2018

SEGNALAZIONE | "Prohibited" di Emily Storm

Buongiorno lettori! Oggi vi segnalo una nuova uscita, Prohibited di Emily Storm, di cui avevo già segnalato qui il primo romanzo. Vediamo insieme i dati fondamentali e una breve biografia dell'autrice! Il volume sarà disponibile a partire dal 3 aprile.

Prohibited
di Emily Storm
Ed: Selfpublishing
Ebook: 0.99 euro (gratis con Kindle Unlimited)

MelBrook City è una cittadina tranquilla, ma come ogni cittadina tutto ciò che le ruota intorno è ricco di segreti e misteri. In casa McKensit, come ogni anno, si usa per tradizione dare una festa per festeggiare il Solstizio d'Estate. Le voci mormorano che sia solo una copertura, in realtà la festa unisce sesso, droga, musica e rituali segreti. È una festa che c'è sempre stata, ora è lo scapolo Brian McKensit a governare la casa e la sua casa di moda. Un uomo rude a cui piace la vita libertina e fare a pezzi il cuore delle donne. Eve è una ragazza che ha sempre sognato andare a quella festa e ora che ha raggiunto la maggiore età ha ricevuto l'invito per partecipare. Lei non è la solita ragazza, tutti la chiamano "Signorina mille voglie", le piace il sesso, la trasgressione, il proibito e tutto ciò che lo racchiude. Eve incontrerà dei ragazzi lungo la strada per recarsi in casa McKensit, dove si lascerà travolgere dalla sua stessa sensualità e proprio in quella via deserta conoscerà Brandon, un ragazzo che perderà la testa per lei, ma Eve ha ben in mente altri progetti, conquistare Brian McKensit. Johanna, la madre di un amico di Brandon, cela un segreto che manderebbe all'aria un uomo potente come Brian MacKensit, inoltre la donna si ritroverà il cuore in tanti pezzi di cristallo, perché scoprirà di amare un uomo che non può avere; un uomo che causerebbe una rottura tra lei e suo figlio Adrian. MelBrook City nasconde misteri, segreti che ad occhio nudo nessuno riuscirebbe a notare, forse tutti sanno e nessuno parla. La festa del Solstizio d'Estate partorirà soltanto guai e altri segreti a cui ognuno cerca di non far venire a galla. Le emozioni, le paura sono troppo prepotenti per essere rivelate. Anika, l'unica donna per cui Brian ha provato amore, sarà complice di queste persone, nessuno quanto lei vuole vedere affondare la barca dei McKensit con all'interno lo stesso Brian. Cosa accadrà ad Eve durante il Solstizio d'Estate? Cosa nasconde Johanna e chi ama in gran segreto? Riuscirà Brandon a penetrare nel cuore di ghiaccio di Eve? Ognuno cercherà a modo suo di mettersi al centro, sfoderando il proprio ego, cercando di scoprire, rivelare, dimostrare fatti concreti.
Emily Storm è uno pseudonimo. Emily ama la musica, la danza e i libri. Ama viaggiare e riportare tutte le sue esperienze nei propri libri. Ha scritto alcuni articoli per riviste varie. Ecco dove potete trovarla:
EMAIL: emily.storm@libero.it
PROFILO FACEBOOK: https://www.facebook.com/EmilyStorm1981
PROFILO TWITTER: https://twitter.com/emilystorm81

giovedì 29 marzo 2018

Spotlight on... #5 - Josephine Tey


Rubrica a cadenza casuale inventata da me in cui propongo
un autore su cui fare un breve focus.

Buongiorno, lettori! Oggi ritornano sul blog gli appuntamenti con Spotlight on..., una delle mie rubriche preferite! Abbiamo parlato di alcuni tra gli autori che amo di più ed oggi voglio continuare raccontandovi qualcosa di Josephine Tey, nome d'arte di Elizabeth Mackintosh, un'autrice che nel secolo scorso ha contribuito ad arricchire la letteratura mystery britannica.
Elizabeth (al centro) con le due sorelle. Fonte: www.josephinetey.net

Elizabeth Mackintosh nasce nel 1896 a Inverness, in Scozia. Figlia di un fruttivendolo e di un'insegnante, ha due sorelle più giovani e da subito si dedica allo studio presso la Inverness Royal Academy, per poi trasferirsi a Birmingham nel 1914 e continuare all'Anstey Physical Training College. Vista la sua preparazione fisica e motoria, si dedica in seguito all'insegnamento della ginnastica in numerose scuole in Inghilterra e Scozia fino al 1923, quando la madre si ammala. Ritorna allora a Inverness, dove rimane anche a seguito della morte della donna per occuparsi della casa e del padre.
La classe di Elizabeth durante una lezione di ginnastica

Questa è l'occasione in cui comincia a scrivere: il suo primo testo viene pubblicato nel 1925 sul Westminster Gazette sotto il nome di Gordon Daviot. Nei suoi romanzi emergono elementi che si richiamano direttamente alla sua esperienza scolastica: se prendiamo Miss Pym è inevitabile notare quanti riferimenti si trovino alla ginnastica femminile insegnata nelle scuole e il metodo di omicidio è ispirato direttamente ad un incidente avuto da Elizabeth durante il periodo dell'insegnamento.

Il nome d'arte, Josephine Tey, ossia quello con il quale è diventata famosa, era il nome della sua trisnonna. Con questo pseudonimo scrive numerosi libri gialli, molti dei quali hanno per protagonista l'ispettore di Scotland Yard Alan Grant. Un elemento interessante riguardo il personaggio di Grant emerge nel romanzo Sabbie Canore (The Singing Sands), ritrovato postumo: qui Grant è insicuro, quasi depresso e colpito da frequenti attacchi di panico, elemento nuovo dei detective letterari del periodo, di solito impavidi e tutti d'un pezzo; inoltre alcuni hanno visto in determinati passaggi del testo un'ambiguità sessuale del protagonista. Se pensiamo a quanto sia difficile, anche ora, accettare un protagonista apertamente omosessuale, possiamo immaginare che Josephine Tey sia una donna dalla mente aperta e innovativa.

Il 13 febbraio 1952, all'età di cinquantun anni, muore a Londra, a casa di sua sorella, per un cancro al fegato. La Mackintosh è una donna estremamente riservata e nessuno, tra gli amici e i parenti, è a conoscenza della gravità del suo stato di salute fino all'ultimo momento. Non avendo avuto marito né figli, molte delle sue proprietà, inclusi i diritti delle sue opere e la sua casa privata, vanno al National Trust dopo la sua morte.

Ciò che apprezzo molto dei suoi romanzi è l'ambientazione: il Regno Unito degli anni Venti/Trenta mi ricorda moltissimo i romanzi di Agatha Christie e ritrovare lo stesso clima nei libri di Josephine Tey mi fa sempre piacere, è un po' come ritrovare una parte di sé che si pensava fosse andata persa. Dalle sue opere sono state tratte rappresentazioni teatrali e, nel 1990, La figlia del tempo (Daughter of Times) viene nominato miglior romanzo giallo dalla Crime Writers' Association. Le sue trame sono ancora oggi perfettamente moderne, affrontano tematiche molto personali e attingono a piene mani dalla sua vita privata, mantenendosi attuali anche a distanza di quasi un secolo. Da amante del genere quale sono, non posso non ammirare molto la sua figura: pur avendo avuto una produzione limitata (rispetto alla Christie, ad esempio), amo molto i suoi libri - e non solo quelli con Alan Grant: ho apprezzato tanto The Privateer, mai tradotto in italiano ed estremamente godibile, una storia d'amore scritta da una persona razionale e sensibile.

lunedì 26 marzo 2018

RECENSIONE | "The Invention of Murder" di Judith Flanders

Buondì lettori! Bentornati ad un'altra recensione. Questo mese, come forse saprete se mi seguite su Instagram, ho deciso di partecipare a una redathon tutta al femminile: la #femmemarchfest ideata da @theliquidsunset. Come prima lettura avevo scelto Jamaica Inn; questa volta rimaniamo in Gran Bretagna, ma facciamo un salto di qualche decennio e un completo cambio di genere letterario con The Invention of Murder: How the Victorians Revelled in Death and Detection and Created Modern Crime, un titolo lungo come la messa cantata scritto dalla meravigliosa Judith Flanders.


The Invention of Murder: How the Victorians Revelled in Death and Detection and Created Modern Crime
di Judith Flanders
Ed: Griffin (reprint) - 556 pagine
Ebook6.30 euro - Brossura12.55 euro - Copertina rigida: 18.80 euro

L'omicidio nella Gran Bretagna del diciottesimo secolo era degno di nota, non tanto nella quantità quanto nella qualità. Era l'epoca dei penny-bloods, i primi tentativi di thriller e melodrammi destinati alle masse. Era anche l'epoca in cui omicidio e intrattenimento erano strettamente legati. In questa meticolosa ricerca, Judith Flanders ci porta indietro nel tempo per esplorare i più efferati e complessi omicidi del diciottesimo secolo: attraverso i crimini (e i miti) di Sweeney Todd e Jacklo Squartatore, insieme alle meno note ma non meno scioccanti attività di Burke e Hare, o di Thurtell e Hunt, l'autrice osserva come l'omicidio fosse concepito dalla maggior parte della popolazione britannica e come sia diventato una popolare forma di intrattenimento.
Molto bello!

Questo è il mio primo approccio a Judith Flanders e spero vivamente che non sarà l'ultimo. Basta prendere in mano questo piccolo mattone per rendersi conto che si tratta di un testo ben fatto, ma non voglio certo fermarmi solo alle apparenze. I contenuti superano di gran lunga qualsiasi aspettativa.

Essendo un testo in inglese, cominciamo con la lingua. Il livello di inglese è medio, il che significa che basta avere un po' di dimestichezza e lo si comprende senza alcuna difficoltà. Personalmente non ho incontrato vocaboli o costrutti difficili; non è un testo affrontabile da chi ha un livello base, ma direi che chi ha studiato bene (e sottolineo bene) al liceo può cavarsela senza alcun problema.

Il contenuto lo deduciamo dalla sinossi. Dalla prima all'ultima pagina la Flanders si attiene alle tematiche senza sforare e affronta i diversi momenti di costruzione del moderno omicidio e delle conseguenti tipologie di indagine effettuata. La creazione del comparto dei detective non occupa la parte centrale del testo come è avvenuto in Omicidio a Road Hill House, ma naturalmente anche qui se ne parla: è imprescindibile visto l'argomento. Tuttavia la Flanders si occupa anche di molti altri temi: un esempio è il giudizio "ludico" espresso dai giornali, ossia come i quotidiani riportassero in modo morboso le notizie riguardo crimini efferati, di come le masse osservassero questi eventi in modo interessato (teniamo conto che non c'è la televisione, nel diciannovesimo secolo) e cerchassero di perpetuare l'emozione data dai delitti attraverso opere teatrali, penny-bloods, racconti e romanzi. Si tratta solo di un esempio, la Flanders si occupa anche di altri temi legati all'argomento, ma in generale questo è il tono del volume. Un'approfondimento, nel corso progressivo del secolo, dell'omicidio come crimine e soprattutto come evento sociale.

Lo stile è molto scorrevole. Le frasi sono per la maggior parte brevi, cosa che conferisce un buon ritmo al testo e soprattutto permette ai lettori non madrelingua di fare numerose pause e di non perdersi nel discorso. La terminologia tecnica e tutti i riferimenti numismatici sono spiegati dalle note a piè di pagina, così facendo è sempre presente un'idea del valore attuale dei giornali, dei biglietti per il teatro e di tutto ciò che altrimenti non sarebbe chiaro a chi non è del settore.

Si tratta di un libro molto interessante se amate il giallo come genere letterario e vi incuriosisce approfondire gli aspetti propriamente sociali e tecnici del reato di omicidio nel corso dell'Ottocento. Chiaramente il tema deve piacervi molto, perché è un libro di più di 500 pagine scritto con un carattere piccolissimo. Non è una lettura leggera, non è decisamente un libro da ombrellone; allo stesso tempo se siete digiuni dell'argomento e non vi spaventa la mole, è un volume che consiglio vivamente: oltre ad essere semplice nella lettura, offre interessanti spunti di riflessione e di ricerca, oltre che raccontare alcuni delitti commessi in Gran Bretagna che nel nostro paese sono meno noti.

In conclusione, quattro punti su cinque. Non posso dare un punteggio pieno per un unico motivo: dal momento che gli esempi di delitti sono moltissimi, il lettore può rischiare di confondere nomi e luoghi; inserire meno esempi avrebbe dato lo stesso risultato evitando questa difficoltà. A parte questo, però, The Invention of Murder è un vero capolavoro. Decisamente questa redathon sta andando alla grande!