mercoledì 18 ottobre 2017

RECENSIONE | "La mela e altri peccati poco originali" di Massimiliano Colucci

Buondì lettori! Bentornati sul blog! Oggi vi voglio proporre la mia recensione di La mela e altri peccati poco originali di Massimiliano Colucci, una delle ultime richieste dall'autore (per altre informazioni cliccate qui!). Cominciamo con qualche dato utile e poi passiamo alla recensione!

La mela e altri peccati poco originali
di Massimiliano Colucci
Ed: Il Poligrafo - 208 pagine
Brossura: 11.90 euro

Un giornalista dalla scrittura ben poco giornalistica; una famiglia dove ognuno accudisce il proprio segreto come se fosse un tesoro; un grande magazzino in cui si vende un unico prodotto, perturbante e rassicurante allo stesso tempo. E ancora: bambine divorate; medici alle prese con incomunicabilità intergenerazionale; immigrati lettori di Dumas... Sempre in bilico tra vita e letteratura, i racconti di Massimiliano Colucci mostrano un raro caso di telepatia: il pensiero dello scrittore si fa idea e l'idea si incarna in una lingua dallo stile talmente puntuale e coerente che si incide nell'immaginazione del lettore, tornando a essere pensiero attivo. I piccoli, banali, corrosivi peccati che ogni giorno sfuggono agli esseri umani, i peccati di tutti i giorni, che commettiamo senza farci caso, sono descritti in questo libro con uno spirito chirurgico ma non spietato, ironico ma non crudele, attraverso uno sguardo che ci abbraccia tutti, senza lasciar fuori nessuno.
Buono, non male

Intanto, io adoro i racconti. Più dei romanzi, sarò sincera. Trovo che per scrivere un buon racconto sia necessaria molta più abilità, perché nel breve spazio di 20, 30 pagine al massimo occorre condensare sensazioni, descrizioni, introspezione e azione senza lasciare nulla in sospeso e senza dare per scontata nemmeno la piccola cosa. I grandi autori si riconoscono dalla loro capacità di condensazione (qualsiasi riferimento al mio amatissimo Neil Gaiman è puramente casuale).

Con questa premessa posso dire che Massimiliano Colucci ha del talento: chiaro, non tutti i racconti sono costruiti bene allo stesso modo. Alcuni li ho amati particolarmente, su altri ci sarebbe da lavorare un po'. Naturalmente non parlo del mio gusto soggettivo riguardo le vicende, parlo da un punto di vista oggettivo di costruzione narratologica. Alcuni dei racconti sono chiaramente costruiti benissimo, contengono il necessario, né più né meno, ed è questo ad essere fondamentale nelle storie brevi. Altri, per un motivo o per un altro, sono meno precisi, ma direi che 13 ottimi racconti su 17 è una media di cui essere contenti!

Lo stile mi è piaciuto, ma devo fare una precisazione: è graffiante e delicato allo stesso tempo, un ottimo bilanciamento in modo che non risulti eccessivo né in un senso né in un altro, ma la scelta delle parole non è sempre adeguata. Io sono una fan dell'Accademia della Crusca, ma allo stesso tempo se sto leggendo un libro (tanto per fare un esempio) in treno dopo una giornata in università non ho sempre voglia di leggere parole come demiurgo. Certo, ci deve essere un lessico ricercato, non vogliamo (o almeno io non vorrei) un romanzo tipo After, ma non va bene esagerare nemmeno dall'altra parte. "Parla come mangi", come si suol dire: parla bene, parla con una grammatica corretta e con un lessico buono, ma allo stesso tempo non esagerare, è questo il consiglio che voglio sempre dare agli autori. Ciò detto, sono poi solo 208 pagine quindi uno sforzo lo possiamo fare anche noi lettori, no?

Allo stesso tempo, alcuni racconti affrontano tematiche molto difficili e il linguaggio di Colucci è risultato adeguato, abbastanza delicato per parlarne e sufficientemente fresco e onesto per non indorare la pillola, non so se mi spiego.

Interessanti le scelte dei diversi peccati affrontati nei racconti. Peccatoni e peccatucci commessi da gente comune: se da un lato l'insieme risulta meno fiabesco, dall'altro ci può dare la misura della vita quotidiana affrontata dai diversi personaggi, vita che non sempre può andare nella direzione che vorremmo e che prende pieghe inattese. Un'ottima scelta: già vista altrove, ma sempre attuale, sempre perfettamente godibile.

Tre virgolette su cinque per Colucci e la sua Mela: lo consiglio a un pubblico adulto, non per contenuti forti ma per il fatto che tali contenuti possono essere capiti e compresi solo da chi ha qualche anno in più!

lunedì 16 ottobre 2017

SEGNALAZIONE | "Drax. La rinascita degli Haurrak" di Elvira Mastrangelo

Buongiorno lettori! Buon inizio della settimana! Come è andato il vostro week end? Il mio è stato all'insegna dello shopping e della tesi (ma mi meritavo ciò che ho comprato proprio perché sto facendo la tesi... vero? VERO??) ed oggi incominciamo una nuova settimana qui sul blog con la segnalazione di Drax. La rinascita degli Haurrak di Elvira Mastrangelo. Ecco qualche dato:

Drax. La rinascita degli Haurrak
di Elvira Mastrangelo
Ed: Inspired Digital Publishing - 522 pagine
Ebook: 1.99 euro

Gli Haurrak sono tornati, rinati da ciò che restava delle loro ceneri. Una razza potente e primitiva, selvaggia e indomabile, gli unici in grado di vivere in simbiosi con i maestosi draghi, perseguitati e sterminati nel corso della Grande Guerra.
Ora, sovrastano il cielo della città umana di Als, nel suo giorno più buio in cui è assediata ferocemente dall’immenso esercito dello Stregone, riuscendo a salvare gli abitanti da morte certa.
Desiderosi di ricostruire la loro stirpe gli Haurrak, fanno ritorno a Drax l’antica roccaforte dei draghi, ma l’inimicizia degli uomini schiavizzati in passato dalle razze magiche e l’ostilità dello Stregone li seguirà fin dentro le mura della loro città.
Tra vecchi amori, nuove consapevolezze, giochi di potere, lotte personali e desiderio di rivalsa, lo scontro è all’orizzonte e le diverse popolazioni iniziano a schierarsi influenzando drasticamente l’equilibrio del mondo. Nulla di ciò che è esistito esisterà ancora.

Elvira Mastrangelo nasce nel 1990 a Battipaglia, una città nella provincia di Salerno. Studia per conseguire una laurea in Filologia, Letterature e Storia dell'antichità, in seguito ad una maturità classica. Dopo un girovagare attraverso l'Italia e alcuni mesi a Londra, decide di tornare per provare a realizzare il sogno che l'accompagna sin da bambina, quando a soli 11 anni scriveva racconti e già adorava il genere fantasy e horror: diventare una scrittrice. Attualmente insegna italiano e latino, gestisce il blog LettereRumorose (e l'omonima pagina Facebook) e recentemente ha autopubblicato Di luce e di ombre. Da un sogno lungo e incredibile, duro lavoro e voglia di mettersi in gioco, nasce l'idea di Drax: La rinascita degli Haurrak.

venerdì 13 ottobre 2017

BLOGTOUR | RECENSIONE | "La colonna di fuoco" di Ken Follett


Buongiorno a tutti, lettori! Siamo ormai giunti alla fine di questo meraviglioso blogtour in collaborazione con Mondadori che ci ha riportati nella fosca Gran Bretagna di Ken Follett. Oggi, come vi avevamo anticipato nel post di presentazione, è la giornata dedicata alle recensioni! Ecco a voi la mia!

La colonna di fuoco
di Ken Follett
Ed: Mondadori - 912 pagine
Ebook16.99 euro - Copertina rigida: 22.95 euro

Gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l'Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso.
Molto bello!

Premessa doverosa: soddisfare le mie aspettative per questo volume era praticamente impossibile. Amo moltissimo il sedicesimo secolo (a proposito: avete visto il post di Libri al caffè sul contesto storico e il mio sul contesto sociale di quest'epoca?) e considerando la potenza narrativa dei precedenti romanzi mi aspettavo come minimo un capolavoro. Come minimo. Ciò detto, non è che sia rimasta completamente delusa, però... ci sono alcuni però. Vediamoli insieme.

Lo stile di Follett è come sempre molto buono. Un autore navigato come lui possiede per forza una marcia in più, un'abilità che gli deriva dall'esperienza, dalla moltitudine di parole e di espressioni che ha usato e rimescolato. Non ci si può aspettare nulla di meno da un autore che ha alle spalle una carriera tanto lunga e tanto acclamata.

Un'altra cosa che ho apprezzato moltissimo è la ricerca storica. Ricordo un'intervista a Follett, risalente ad almeno otto anni fa (andavo al liceo all'epoca) in cui lui disse di non voler più ambientare un romanzo nel medioevo, perché a differenza di epoche più recenti la difficoltà non solo nel reperire le fonti, ma nel gestirle, analizzarle ed elaborarle era tale che secondo Follett non ne valeva la pena. Sono una medievista, Ken, ti capisco bene: ecco perché sono estremamente contenta della ricerca che sta alla base di La colonna di fuoco, perché c'è un'assoluta perfezione nella gestione degli spazi sociali ed economici, privati e pubblici, politici e apolitici. Un lavoro simile può essere svolto solo da chi, più che un romanziere, è uno storico nato.

Meno piacevoli sono stati i personaggi: l'unico che ho davvero, davvero apprezzato è stato William Cecil, gestito ottimamente e nel pieno rispetto delle fonti storiografiche che lo riguardano. Gli altri, mi dispiace dirlo, mi sono parsi quasi tutti vagamente insipidi. Troviamo le stesse immagini narrative, gli stessi espedienti e le medesime situazioni che hanno animato i primi due libri. I personaggi non sono nuovi, pur muovendosi in un contesto diverso sono spinti dalle stesse problematiche dei precedenti protagonisti. In questo ho notato una caduta. Tanto i personaggi inventati quanto quelli storicamente esistiti mi sono sembrati solo piacevoli, il che non è un complimento: "piacevole" non è sufficiente, non in un autore come Follett. Se si fosse trattato di un esordiente avrei usato un metro di giudizio differente, ma questo è un autore che ha creato decine e decine di personaggi dai tratti molto forti, personaggi con i quali i lettori possono provare la giusta empatia. Occorre che tra lettore e protagonisti si crei una connessione: in La colonna di fuoco io non ho avvertito una connessione con nessuno.

Il problema supremo di Ken Follett è che ci ha dato standard altissimi da aspettarci. Non parlo solo dei precedenti capitoli della serie, ma anche della trilogia Century, di quella meraviglia che è Le gazze ladre e di innumerevoli altri testi che non stiamo a elencare. Chiaramente, il lettore reduce da Il giorni dell'eternità si aspetta una sorta di opera somma, considerando che tra il secondo capitolo e questo sono trascorsi 10 anni tondi. Perciò è probabilmente inevitabile restare delusi, anche solo in parte, perché siamo così abituati ad avere il suo 100% che quando riceviamo solo l'85% non siamo soddisfatti.

Ciò detto, non è un romanzo noioso, anzi: Follett recupera quei temi in cui è particolarmente forte, come lo spionaggio e la capacità di giostrarsi tra situazioni, eventi e personaggi completamente differenti. Nonostante sia un tomo di quasi mille pagine lo si divora volentieri in pochi giorni, è un'ottima lettura per trascorrere il tempo libero sentendosi inseriti in un tempo e in uno spazio che non sono nostri.

Nell'insieme, quindi, non posso dare il massimo del punteggio a questo volume. Un'ottima lettura, consigliatissima agli amanti del periodo che desiderino un romanzo storico ben studiato nelle sue basi, ma che presenta pecche di una certa importanza considerando il livello avanzato dell'autore. Quattro punti su cinque sono comunque il mio voto!


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