lunedì 3 luglio 2017

SEGNALAZIONE | "Sweet Suspect" di Gioia De Bonis

Buongiorno, lettori! Buon inizio di questa nuova settimana estiva! Voglio cominciare subito con una segnalazione: Sweet Suspect di Gioia De Bonis, il secondo volume della Sweet Men Saga, in uscita proprio oggi! Ecco qualche dato in più:


Sweet Suspect
di Gioia De Bonis
Ed: Self Publishing - 379 pagine
Ebook1.99 euro (gratuito con Kindle Unlimited)

Nathaniel Calder è un uomo tutto d'un pezzo, poche cose sono importanti per lui e le donne non sono fra queste. Lui le usa poi le lascia andare. L'unica che terrebbe sempre accanto a sé è la sua segretaria, l'affidabile Caleigh Sawyer. Lei è una ragazza frizzante, divertente con la passione per la lettura. Da quando si conoscono non fanno altro che litigare, lei lo irrita e lui vorrebbe azzittirla baciandola fino a farle perdere la ragione. Che siano destinati l'uno all'altra? Nate riuscirà a mettere da parte il passato per dedicarsi completamente a lei? Caleigh riuscirà a perdonargli le sue mille paranoie? Avranno il coraggio di vivere pienamente il loro amore o si fermeranno davanti ai primi problemi?

Gioia De Bonis nasce a Tivoli il 24 gennaio 1990. Ha 27 anni ed abita a Marcellina, un paese vicino Tivoli. È laureata in lettere moderne presso l'università di Roma3 con una Tesi in Biblioteconomia. Adora gli animali, ama cantare e leggere. Esordisce nel mondo della letteratura col romanzo Sweet Revenge, uscito a gennaio di quest'anno.

domenica 2 luglio 2017

INTERVISTA | Romina Casagrande

Ciao a tutti, amici lettori! Buona domenica! Oggi vi voglio regalare un'intervista: dico "regalare" perché per me questa intervista è stata un po' un regalo. Romina Casagrande è una delle autrici che ho scoperto quest'anno ed è stata una vera rivelazione, vorrei vederla in tutte le librerie perché ha molto talento ed avere avuto la possibilità di rivolgerle delle domande mi ha resa felicissima. Spero che anche per voi lettori sia interessante! Se ancora non conosceste Romina, andate a vedere la recensione di Lontano da te qui sul blog. Ed ora, passiamo alle domande!
- Ciao, Romina! Benvenuta sul blog!
Grazie per l’ospitalità! Felicissima di essere tua ospite!

- Partiamo da una domanda che pongo spesso: c'è stato un momento di folgorante ispirazione che ti ha dato l'idea per Lontano da te? O la trama è frutto di una lunga riflessione?
L’idea di una storia incentrata sulla vicenda di Elizabeth Siddal, la modella di Ophelia, e Dante Gabriel Rossetti è nata qualche anno fa. Mi aveva colpito moltissimo la vita di questa giovane donna, musa per caso, icona di un’epoca storica e artistica, e a sua volta artista, per scelta e per necessità. Mi ha incuriosita la sua relazione con Rossetti e, approfondendo la tematica, mi ha molto commossa. È una storia tragica, di passione, ma anche di crescita personale. Lizzie era molto coraggiosa.
Tutte le vicende che ruotano attorno a loro e al quadro, l'asse temporale spostato nella contemporaneità, sono invece venuti in seguito, dopo aver riflettuto molto sul taglio da dare alla storia.

- La tua passione per il movimento artistico dei Preraffaelliti traspare da ogni pagina del romanzo. Ci sono altre correnti artistiche che ti rappresentano?
Amo artisti molto differenti tra loro. Mi piacciono i colori della Pop Art, ma adoro anche le linee di Toulouse Lautrec, riprese da Schiele. Mi appassionano soprattutto le vite dietro le opere. Anche quelle meno famose. A volte è interessante chiedersi perché alcune opere siano arrivate fino a noi e siano tanto conosciute e apprezzate, mentre di altre si sappia così poco, nonostante il loro valore artistico.

- Vorrei ora parlare della Romina dietro il romanzo. Come sei approdata alla scrittura? Hai seguito un percorso specifico?
Ho seguito la mia ispirazione e la mia curiosità. E poi, sono stata molto fortunata perché ho incontrato sul mio percorso persone, professionisti, che mi hanno insegnato molto e mi hanno dato consigli che ho cercato di seguire. Ho scritto il mio primo libro, Amailija, in un momento per me difficilissimo. Se lo rileggo ora, mi sorprendono invece la sua leggerezza, le sue atmosfere tra la leggenda e il sogno e l'ironia di alcuni passi. È come se scrivere quella storia mi avesse aiutata a tirare fuori quanto in quel momento mi mancava, bilanciando la mia realtà. Devo moltissimo a quel libro. Mi ha fatto capire che in fondo avevo sempre creato storie, ma le avevo tenute nascoste dentro di me. Potevo farlo, potevo scrivere, e dare un aspetto compiuto ai mondi sotterranei in cui mi capitava di perdermi. È stata una scoperta bellissima, di libertà, alimentata da un grande entusiasmo.

- Come ti sei trovata a doverti orientare nel mondo editoriale? Lo definiresti un universo competitivo?
La parte migliore è quando scrivo. Mi sembra anche la parte più facile! Credo che quello dell'editoria sia un universo difficile e competitivo… un labirinto. È importantissimo affidarsi a professionisti onesti (anche se a volte non è facile riconoscerli). Ma, soprattutto, lavorare con passione per migliorarsi.

- Che ne dice la tua famiglia?
Mia mamma non legge volentieri fantasy, per cui le manca parte della mia prima produzione. Ha letto gli ultimi libri (che non sono fantasy) e le sono piaciuti moltissimo. Da brava tedesca non è facile ai complimenti e ogni suo apprezzamento per me ha un valore più autentico e profondo. Mio padre mi ha sempre incoraggiata. È stata la prima persona a leggere Amailija quando era poco più che una bozza stentata e piena di tutti i possibili difetti di un'esordiente allo sbaraglio. Eppure era entusiasta e mi ha dato la forza di crederci. Mio padre purtroppo non c’è più, ma resta il mio primo lettore, sempre. Penso a lui ogni volta che comincio una storia, ogni volta che la vedo pubblicata. Avrei così tante cose da dirgli.

- Oltre alla scrittura e all'arte, ci sono altre passioni portanti nella tua vita?
La natura, gli animali! Ho due cani, che sono parte del mio cuore. Ultimamente ho scoperto il mondo affascinante dei pappagalli, creature dall’intelligenza sorprendente. Anche ora, mentre scrivo, ho i miei cani sdraiati accanto e Tito (il mio parrocchetto monaco) che sgranocchia il suo biscotto. La mattina mi saluta dicendomi «buongiorno» e quando squilla il mio telefono risponde con «pronto». È molto buffo perché imita anche i miei toni.

- Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi darci qualche anticipazione?
Continuo sulla linea cominciata con La Medusa e proseguita con Lontano da te: scoprire opere d’arte attraverso le vite dei protagonisti, più o meno famosi, compresi i retroscena che conferiscono spessore e umanità a un mondo che rischia di restare freddo e settoriale, chiuso in un'autoreferenzialità fatta di linguaggi specialistici. Lo trovo invece così pieno di vita e di esempi straordinari, nei quali chiunque può riconoscersi. Gli artisti non sono figure inaccessibili o tormentate dal genio. Anche se convivere con un artista non sempre è facile…Questa volta, però, andremo nella Parigi di inizi Novecento, a seguire le orme di una pittrice molto particolare!

- Parlando da autrice già pubblicata, che consiglio daresti a chi sta leggendo le tue parole e vorrebbe a sua volta scrivere romanzi?
Magari potessi dare dei consigli! Forse la cosa che mi sentirei di dire è di lavorare con passione e umiltà. Non lasciare che nessuno dica cosa dobbiamo sognare o ci impedisca di farlo. Con il buon senso, però, di ascoltare i consigli di chi ammiriamo e stimiamo.

- Grazie mille per essere stata con noi, Romina! Spero di ospitare presto il tuo nuovo libro!
Grazie di cuore a te!

sabato 1 luglio 2017

Spotlight on... #3 - Sue Townsend


Rubrica a cadenza casuale inventata da me in cui propongo
un autore su cui fare un breve focus.

Ciao a tutti, lettrici e lettori! Bentornati ad un nuovo appuntamento con Spotlight on..., che mi rendo conto sta diventando quasi una rubrica mensile, ma non voglio sbilanciarmi e renderla tale perché ci saranno mesi in cui semplicemente non avrò voglia di fare post su questo tema. In ogni caso anche nel mese di luglio voglio portarvi a scoprire la vita e le opere di un'autrice che mi è molto cara e che purtroppo è scomparsa tre anni fa: Sue Townsend.


Ho conosciuto Sue Townsend una decina di anni fa: per caso una mia compagna di scuola mi prestò Il diario segreto di Adrian Mole - Anni 13 e 3/4, libro che amava molto e che voleva a tutti i costi che leggessi. All'epoca avevo io stessa 13 anni e non capii molte delle sottigliezze e delle critiche mosse dall'autrice alla società britannica, ma non potei non amare ugualmente il libro: sembrava che si rivolgesse proprio a me, a me che avevo l'età del protagonista e che dovevo affrontare la scuola proprio come lui.

Senza farci troppo caso abbandonai la Townsend subito dopo. C'erano altri libri, c'era il liceo che stava per cominciare ed io ero molto in fissa con il fantasy in quel periodo, raramente leggevo altri generi. In più la maggior parte dei suoi romanzi non sono editi in italiano e all'epoca, dovendo già studiare inglese a scuola, non avevo voglia di cimentarmici anche nel tempo libero. Incontrai di nuovo il suo nome al primo anno di università: da allora non l'ho più abbandonata.
Sue Townsend, nata Johnstone, nasce nel 1946 a Leicester, città del Regno Unito dove trascorre quasi tutta la sua esistenza e dove purtroppo viene a mancare nel 2014 a seguito di un ictus. Ciò che di lei amo di più è la sua capacità di vivere la comicità, non solo scriverla, nonostante le traversie della sua vita: all'età di otto anni vede morire una sua amica, la dodicenne Janet Warner, strangolata da un lavoratore di Dublino di nome Joseph Reynolds. La piccola Sue rimane nascosta e, quando l'uomo si allontana, corre a chiamare aiuto: nessuno le crede. Ciononostante alcuni giorni dopo Reynolds viene costretto a confessare ed impiccato cinque mesi dopo (era il 1953 e la pena di morte in Inghilterra è ancora applicata). Ciò che, a distanza di anni, è ancora causa di disappunto è il fatto di non venire creduta: secondo lei è per via della sua provenienza, "dal lato sbagliato della città".

Poi all'età di quindici anni lascia la scuola, non è chiaro se per propria volontà o perché costretta da qualcuno. Ha solo diciotto anni quando si sposa con Keith Townsend: il suo matrimonio dura solo cinque anni e all'età di ventitré anni si ritrova ad essere una madre single di tre figli, senza che il Dipartimento di Sicurezza Sociale possa darle il denaro necessario a mantenere la famiglia. Gli unici proventi che entrano in casa sono le 4 sterline che ottiene restituendo le bottiglie vuote di birra Corona. Nello stesso periodo si ammala di peritonite e lo stress le provoca un infarto alla giovane età di 30 anni.
Si risposa dopo una quindicina d'anni con Colin Broadway, di cui tuttavia non prende il cognome, e da cui ha una quarta figlia. Il nuovo matrimonio e gli studi compiuti nel mondo degli adolescenti le consentono di dedicarsi alla carriera da scrittrice, incoraggiata anche dal marito che la convince ad iscriversi ad un locale gruppo di scrittura presso il Phoenix Theatre di Leicester, nel 1978. Troppo timida per parlare, non scrisse nulla per sei settimane: poi, una volta cominciato, non smise più. Diabetica da anni, rimane cieca nel 2001 e nel 2009, dopo un periodo di dialisi, è costretta a un trapianto di reni. Soffre inoltre di artrite degenerativa, che negli ultimi anni la costringe su una sedia a rotelle. Tuttavia non smette di scrivere, grazie al figlio Sean a cui detta i suoi lavori. L'ictus del 2014, quindi, è solo l'apice di una situazione molto precaria da un punto di vista di salute.

La Townsend è una scrittrice meravigliosa, che nei suoi romanzi affronta temi come la critica sociale, la cecità e i problemi fisici e il mondo dell'istruzione britannica con ironia e comicità. Leggere la Townsend significa farsi grasse risate su tematiche che, in realtà, di comico hanno davvero poco. Repubblicana e quindi molto critica verso la famiglia reale, si pone spesso nei suoi romanzi il problema della monarchia e del modo in cui questa è percepita dagli inglesi. Si esprime anche contro il tatcherismo e si definisce una "socialista appassionata" durante un'intervista al Guardian. Si schiera a favore delle minoranze e, a causa di due aborti spontanei e del dolore che le hanno provocato, si orienta verso una posizione più tiepida riguardo l'aborto, da lei in precedenza sostenuto come un diritto fondamentale di ogni donna: in seguito afferma di considerarlo accettabile solo in casi di stupro e di malattie accertate. Tutti questi temi sono ritrovabili nei suoi libri, sempre conditi con una buona dose di comicità.