venerdì 14 aprile 2017

SEGNALAZIONE | "Ritratto di dama" di Giorgia Penzo

Ciao, pasticcini! Buon venerdì! La settimana ormai sta per finire, per la gioia dei lavoratori che non hanno avuto le ferie, ed io voglio suggerirvi una lettura per il week end: Ritratto di dama di Giorgia Penzo, edito da CartaCanta.


Ritratto di dama
di Giorgia Penzo
Ed: CartaCanta - 152 pagine
Brossura: 13.00 euro - Ebook: presto disponibile

Parigi, notte di San Lorenzo. Seduta su una panchina di fronte alla cattedrale di Notre Dame, una misteriosa ragazza ha tutta l’aria di aspettare qualcuno. Uno studente di storia dell’arte – Guillaume – la nota da lontano, apparentemente per caso. Appena incrocia il suo sguardo ha un sussulto: è identica alla famosa Belle Ferronnière ritratta da Leonardo da Vinci, quadro a cui è molto legato. Sono estranei eppure non si comportano come tali. La complicità che li coglie sin dal primo istante li sconvolge, come se avessero vissuto mille vite insieme da qualche parte nel tempo ma nessuno dei due ne conservasse la memoria. Comincia così – quasi per gioco – la loro passeggiata attraverso la Ville Lumiere, mentre le stelle cadenti rigano il cielo. Dal cimitero di Père-Lachaise fino al cortile del Louvre – passando per gli Champs Elysées, dai giardini delle Tuileries e da un bistrot dove tutto pare essersi fermato alla Belle Époque – i due discutono di ciò di cui è fatta la vita: libri, fato, desideri, morte. Ma soprattutto d’amore. Quello di cui la ragazza non parla è il segreto che custodisce da sempre, in bilico tra il reale e l’impossibile. Chi è lei veramente? Troverà il coraggio di aprire il suo cuore a Guillaume e sfidare il destino? L’alba incombe, la scelta è vicina. Poi niente sarà più come prima.

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Giorgia è nata a Reggio Emilia, dove vive tuttora. Ama il cinema (dove va almeno una volta a settimana), i giochi di ruolo (avete presente Vampire: The Masquerade e D&D?), la mitologia, l’Art Nouveau, divorare biografie di personaggi storici femminili e scappare a Parigi alla prima occasione. È una ragazza nerd nata nel posto sbagliato, nell’epoca sbagliata e laureata alla facoltà sbagliata. Scrivere è la sua più grande passione.

mercoledì 12 aprile 2017

Spotlight on... #1 - Rupi Kaur

Rubrica a cadenza casuale inventata da me in cui propongo
un autore su cui fare un breve focus.

Ciao, amici! A metà di questa piacevole settimana primaverile ho deciso di aprire una nuova rubrica, Spotlight on..., ovvero un piccolo spazio da dedicare ad autori, autrici, collettivi letterari... facendone un po' un ritratto, in modo da poter diffondere il loro pensiero.

Ho deciso di inaugurare questa nuova rubrica parlandovi di una poetessa canadese di cui forse avete sentito parlare: Rupi Kaur.
La maggior parte di noi (me compresa) ha iniziato a sentir parlare della Kaur in Italia solo nel 2015, quando postò una sua famosa fotografia che fece scalpore: il suo corpo, avvolto in un pigiama, di spalle alla fotocamera e con il lenzuolo sporco di sangue mestruale.
Lo scopo della foto, far capire ai beceri del globo che avere il ciclo è normale e non è un fattaccio, venne completamente travisato e Rupi si vide non solo assalire con commenti misogeni e aggressivi, ma anche rimuovere la fotografia da Instagram anche se non violava alcuna norma. Sebbene io non sia una di quelle femministe sempre con l'assorbente in mano, mi sono documentata perché pensavo fosse ingiusto censurare questa fotografia: io personalmente non metterei il mio sangue mestruale su internet, ma non metterei nemmeno del sangue gengivale o del sangue in generale. Però, se Rupi si sentiva a suo agio, perché censurarla? Così andai a fare qualche ricerca.

Il progetto era un essay fotografico sul ciclo mestruale: dai dolori alla pancia al sangue nella doccia, Rupi ha documentato tutte le vicende che, chi più chi meno, sperimenta una donna durante il suo periodo del ciclo. Le sue foto sono tutte raccolte sul suo sito web, a questa pagina, e secondo me meritano un'occhiata almeno una volta: ogni donna si riconoscerà in almeno una di esse.

Rupi Kaur, indiana originaria dello stato di Punjab, nel nord dell'India, è giovanissima: ha solo ventiquattro anni e scrive poesie da quando era bambina. A quattro anni si trasferisce con la famiglia in Canada, dove vive attualmente, ed è parte di quel movimento chiamato Instapoetry, ovvero quei poeti che per farsi conoscere utilizzano social come Instagram e Tumblr. Nel 2015 ha raccolto le poesie scritte fino a quel momento in milk and honey, un'antologia (di cui consiglio la lettura in lingua originale, per chi volesse, perché non è un inglese eccessivamente complicato) in cui affronta tematiche legate al femminile: stupro, aggressione verbale, le difficoltà nei rapporti, l'amore, la forza, l'unione.

Tutte le sue poesie sono scritte in minuscolo, così come il titolo dell'antologia, e senza segni di interpunzione, in riferimento all'alfabeto Gurmukhi (legato quindi alle sue origini) in cui tutte le lettere sono alte uguali e hanno lo stesso valore: è ciò che Rupi vorrebbe vedere nel mondo, uguaglianza ed equità per tutti, uomini e donne.

Si ispira a grandi poetesse: Anais Nin (che amo al punto che se avessi una figlia la chiamerei Anais), Virginia Woolf e Warsan Shire, tre donne dalla voce potente che hanno saputo farsi ascoltare e rispettare per il proprio cuore e il proprio cervello. Se potessi aggiungere una pagina a Storie della buonanotte per bambine ribelli, vorrei che fosse su Rupi Kaur.

martedì 11 aprile 2017

RECENSIONE | "Una sconosciuta moralità" di Giuseppe Marcenaro

Ciao, ciccini! Lo so, lo so: è passata quasi una settimana dall'ultima volta che mi sono fatta viva, ma si sa: le feste portano poco tempo libero (paradossale, no?). In queste settimane la frenesia pasquale non mi ha dato molto tempo per leggere o per bazzicare sui social, ma ora sono qui a stendere una recensione per voi nel mio giardino - sperando che l'ambiente bucolico mi concili la riflessione.

Il libro di cui voglio parlarvi oggi è Una sconosciuta moralità - Quando Verlaine sparò a Rimbaud di Giuseppe Marcenaro.


Una sconosciuta moralità - Quando Verlaine sparò a Rimbaud
di Giuseppe Marcenaro
Ed: Bompiani - 327 pagine
Ebook: 8.50 euro - Brossura: 10.20 euro

Nel 1871, quando il sedicenne Arthur Rimbaud, da Charleville, invia i propri versi a Paul Verlaine, che di anni ne ha ventisette ed è già uno stimato poeta, non può immaginare che quella lettera cambierà per sempre il loro destino. Verlaine, entusiasta, invita subito Arthur a Parigi, dove i due si amano, si ubriacano, litigano, scrivono versi. Suscitando ovviamente le furie della moglie di Verlaine che da pochi mesi gli ha dato anche un figlio. Paul e Arthur fuggono a Londra dove sopravvivono tra baruffe e sbronze, passione e poesia. Fin quando, diventato insostenibile ogni rapporto, abbandonato Rimbaud, Verlaine, nel 1873, approda a Bruxelles. Tra litigi e recriminazioni si respingono e si attraggono. Arthur raggiunge Paul nella capitale dei belgi dove, a seguito dell’ennesima lite, un Verlaine completamente ubriaco spara due colpi di pistola contro l’amico, ferendolo al polso. Verlaine è condannato a due anni di carcere.
Rimbaud scompare dalla sua vita. Ciò non impedirà a Verlaine di contribuire, in maniera decisiva, alla fama di Rimbaud, pubblicando nel 1884 le sue poesie nella celebre antologia I poeti maledetti. Rimbaud e Verlaine non potevano certo immaginare che la loro storia, mentre la vivevano, li avrebbe uniti per sempre. O forse, sperandolo, lo sapevano.
 
Molto bello!

Ho comprato e iniziato questo libro con un secondo fine, lo ammetto. Nell'ultimo periodo, complice forse il mio grande amore per David Thewlis che lo ha interpretato nel '95 o giù di lì, ho iniziato a sviluppare un certo interesse per Paul Verlaine. Al liceo avevo studiato molto bene Rimbaud e lo avevo odiato con tutto il mio cuore: io di solito non giudico le vite, ma in questo caso ogni volta che ne sento parlare penso "Quel piccolo stronzo". Tuttavia non ho mai approfondito Verlaine se non di riflesso, se non come figura che ha attraversato la vita di Rimbaud. Ultimamente mi ha incuriosita: ho chiesto aiuto ad una mia amica che ha seguito dei corsi di letteratura francese all'università e ad un mio professore molto interessato alla poesia. Alla fine mi è stato consigliato questo libro per poter cominciare ad approcciarmici.

Premettendo che non sapevo molto delle vicende pregresse al loro incontro, questo libro si è rivelato esaustivo (fin troppo) riguardo le vite e le frequentazioni dei due. Dico "fin troppo" perché onestamente non mi interessavano le vicende di amici, amici di amici e cugini di settimo grado: l'autore scende nei dettagli in modo quasi morboso, a tratti pedante. Parla in modo non sempre utilissimo di individui che sì, li hanno conosciuti, ma non in modo così profondo. Alcuni di essi forniscono testimonianze utili, ma ciò non vuol dire che si debba anche dirmi quante volte facevano la cacca quando avevano tre anni.

Lo stile non è superlativo: Marcenaro passa da un tono fin troppo ampolloso ad uno eccessivamente colloquiale all'interno della stessa frase. Diventa un po' pesante da seguire, non incontra esattamente i miei gusti: mi ha ricordato certi professori quando all'improvviso vogliono fare i simpatici senza riuscirci troppo. Con questo, magari c'è chi apprezza l'intento.

Per il resto, però, il libro è di alto valore. La ricerca da parte di Marcenaro è stata maestosa: non ha lasciato indietro nemmeno un dettaglio (appunto) e fa quasi pensare che lui stesso fosse testimone della vicenda. Ha presentato non uno spaccato, ma un quadro completo delle varie peripezie, delle compagnie frequentate, dei luoghi visitati dai due protagonisti. In più, se il saggio in quanto tale si ferma a pagina 129, il resto del volume è composto da fotografie, ritratti, scan di documenti autografi e soprattutto di interessanti trascrizioni del processo fatto a Verlaine dopo il fattaccio della sparatoria.

Certamente è un libro non per tutti: bisogna non solo essere ben motivati, ma anche abituati a questa tipologia di libro, altrimenti risulta effettivamente noioso. Non dico che non lo consiglio, ma che occorre sapere bene cosa si sta per cominciare a leggere.

Nel complesso voglio dare a Una sconosciuta moralità quattro cuoricini su cinque, perché a parte la pedanteria dell'autore è veramente un libro bellissimo, pieno di spunti interessanti, idee e teorie, oltre che di decine di informazioni che non conoscevo. Marcenaro in un certo senso mi ha aperto un mondo (mi ha anche fatto capire che Verlaine non fa per me...) e mi ha aiutata a capire meglio una figura di cui sapevo pochissimo.